Per quanto riguarda il livello di corruzione, sono sette i Paesi europei che, dal 2012 al 2016, hanno perso posizioni nel Corruption Perceptions Index, mentre altri 20 hanno progressivamente migliorato la loro posizione. Restano stabili la Danimarca, sempre al primo posto nel mondo, la Svezia (quarta) e la Bulgaria (75°).

Gli incrementi più rilevanti sono quelli di Grecia (+25), Italia (+12) e Polonia (+12). Eppure, mentre la Polonia è stata sostenuta da un andamento positivo del PIL negli ultimi cinque anni (+ 3%), da un incremento dell’Index of Economic Freedom, da un tasso di disoccupazione al di sotto del 10% e da una percentuale di debito pubblico sul PIL vicina al 50%, per Italia e Spagna i principali indicatori macro economici non sono stati altrettanto positivi, nello stesso periodo.

Esattamente all’opposto, Cipro e Spagna hanno peggiorato il loro ranking (rispettivamente, -18 e -11), in un contesto macro economico interno negativo (sia pur in ripresa nel 2017).

Si mantengono abbastanza stabili altri Paesi come la Francia, il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Norvegia e la Svizzera.

Esiste davvero un legame tra crisi economica e livello di corruzione?

Guardando ai dati, non vediamo una relazione diretta tra crisi economica e andamento del livello di corruzione nel vecchio continente, così come è difficile giustificare risultati economici positivi anche con il supporto di comportamenti virtuosi nel settore pubblico e nel settore privato.

Rielaborazione su dati Heritage Foundation Index of Economic Freedom riguardoi il livello di corruzione in Europa

Rielaborazione su dati Heritage Foundation Index of Economic Freedom riguardoi il livello di corruzione in Europa

Cerchiamo di capire meglio cosa sono gli indici che stiamo osservando.

Corruption Perceptions Index

Il Corruption Perceptions Index è il risultato di una complessa analisi effettuata sulla base di 13 data source, di seguito elencati. Il risultato è uno scoring riconosciuto a livello internazionale, come indicatore di trasparenza da un lato e corruzione dall’altro.

  1. African Development Bank Governance Ratings:
    • raggruppa tutti i Paesi africani ed analizza dati su: diritto di proprietà; qualità della gestione finanziaria; efficienza nella gestione delle entrate; qualità della Pubblica Amministrazione; trasparenza, responsabilità e corruzione nel settore pubblico;
  2. Bertelsmann Foundation Sustainable Governance Indicators:
    • una survey su 41 Paesi, tra cui anche l’Italia, che considera: aspetti politici, politiche economiche, sociali, ambientali; qualità della democrazia, processi elettorali, accesso alle informazioni, diritti civili e libertà politica, legislazione; governance, in termini si capacità dell’esecutivo e coinvolgimento nella vita politica;
  3. Bertelsmann Foundation Transformation Index:
    • focalizzato sul livello di trasformazione di 3 elementi: democrazia; economia e mercati; management;
  4. Economist Intelligence Unit Country Risk Ratings:
    • analizza i rischi chiave per 131 Paesi: rischio sovrano; rischio monetario; rischio bancario; rischio politico; rischio legato alla struttura economica;
  5. Freedom House Nations in Transit: 29 Paesi ex comunisti dell’Europa centrale e dell’Asia Centrale, per i quali si analizza il livello di democrazia e delle eventuali riforme;
  6. Global Insight Country Risk Ratings: considera rischi politici, economici, legali, di tassazione, operativi, di sicurezza nel breve e medio periodo per 206 Paesi; determina forecasts macroeconomici su più di 150 indicatori;
  7. IMD World Competitiveness Yearbook: si basa su andamento economico, efficienza del governo, efficienza aziendale, infrastrutture;
  8. Political and Economic Risk Consultancy Asian Intelligence: con focus su 16 Paesi asiatici, di cui riporta la percezione del livello di corruzione ed il relativo trend;
  9. Political Risk Services International Country Risk Guide: analizza rischi politici, finanziari ed economici di 140 mercati avanzati, emergenti e di frontiera;
  10. World Bank – Country Policy and Institutional Assessment: considera dati della Banca Mondiale e valuta gestione economica, politiche strutturali, politiche per l’inclusione sociale e l’equità, gestione del settore pubblico e delle istituzioni;
  11. World Economic Forum Executive Opinion Survey (EOS): una survey del WEF su 36 Paesi, che guarda a: i. dati economici; ii. infrastrutture; iii. tecnologia; iv. contesto finanziario; v. commercio con l’estero ed investimenti; vi. competizione interna; vii. innovazione; vii. sicurezza; viii. governance; ix. formazione e capitale umano; x. salute; xi. viaggi e turismo; xii. ambiente;
  12. World Justice Project Rule of Law Index: 113 Paesi e 44 indicatori, di cui 8 primari riferiti a questioni legali e di diritto;
  13. Varieties of Democracy (VDEM) Project: focalizzato sul livello di democrazia in 170 Paesi.

Il report del 2016 della Transparency International Organisation sottolinea una stretta connessione tra corruzione e diseguaglianze, due elementi che si nutrono a vicenda, creando un circolo vizioso.

Secondo il rapporto, i Paesi con ranking più basso sono quelli che mostrano istituzioni pubbliche mal funzionanti, in particolare polizia e magistratura. Se anche normative anti-corruzione sono state introdotte, queste non sono applicate correttamente. Situazioni di corruzione e di estorsione sono frequenti; i servizi di base sono minacciati da appropriazione indebita di fondi; spesso si evidenzia una indifferenza o incapacità da parte delle autorità di porre rimedio.

Secondo il report, i paesi con ranking più elevato mostrano al contrario livelli più elevati di libertà di stampa; un maggiore accesso alle informazioni sulla spesa pubblica; standard alti di integrità dei funzionari pubblici e dei dipendenti del sistema giudiziario.

Index of Economic Freedom

L’Index of Economic Freedom è un ranking che deriva dalla sintesi dei seguenti fattori:

Regolamentazione: 1.        Diritti di proprietà: grado di tutela giuridica dei diritti di proprietà privati; grado di applicazione di tali leggi; indipendenza e corruzione all’interno del sistema giudiziario; possibilità di espropriazione.

2.        Libertà dalla corruzione: indicatore preso dall’indice della percezione della corruzione (Transparency International Organisation).

Governo: 3.        Libertà fiscale: quanto un Paese è ‘libero’ da oneri fiscali. Comprende tre misure quantitative: tasso d’imposta marginale superiore al reddito individuale; tasso di imposta marginale superiore al reddito dell’impresa;  onere fiscale complessivo in percentuale del PIL.

4.        Dimensione della spesa pubblica: spesa pubblica in percentuale del PIL, compresi consumi e trasferimenti.

Efficienza della legge: 5.        Libertà d’impresa: livello di regolamentazione per avviare, operare e chiudere imprese, dati fattori quali il tempo, il costo e il numero di procedure; efficienza del governo nel processo di regolamentazione.

6.        Libertà nel mercato del lavoro: grado di regolamentazione nel mercato del lavoro, incluse norme sui salari minimi, sull’assunzione, sulle ore di lavoro, sui requisiti di disoccupazione, ecc.

7.        Libertà monetaria: livello di libertà di un Paese per interventi microeconomici e grado di stabilità dei prezzi.

Grado di apertura dei mercati: 8.        Libertà di commercio: da oneri di tariffe e barriere ad importazioni ed esportazioni.

9.        Libertà di investimento: da restrizioni al movimento ed all’uso del capitale, all’interno e oltre i confini del paese.

10.     Libertà finanziaria: indipendenza dal controllo del governo e dall’interferenza nel settore finanziario, incluse le banche. Include, ad esempio, il livello di imprese finanziarie di proprietà del governo, il livello di sviluppo del mercato finanziario, l’influenza del governo sull’assegnazione del credito e l’apertura alla concorrenza estera.

I due indicatori utilizzano molti elementi simili, ma le loro specifiche costruzione e ottica forniscono due output decisamente dissimili (come si può vedere dal grafico, ad esempio, per Grecia, Slovenia o Bulgaria):

Scoring della percezione del livello di corruzione in Europa

Scoring della percezione del livello di corruzione in Europa

Mentre lo scoring medio del Corruption Perceptions Index, per i Paesi UE che stiamo analizzando, è di 32 (34 nel 2012), nel caso dell’Economic Freedom risulta pari a quasi 44 (41 nel 2013).

La lettura degli score risultanti dai due indicatori insieme con dinamiche socio-economiche e politiche degli ultimi anni non è di fatto agevole.

Nell’area dei Paesi europei considerati, di recente si è assistito a numerosi scandali per corruzione, utilizzo improprio di fondi pubblici, comportamenti non etici da parte di amministratori pubblici, contribuendo a ridurre il grado di fiducia verso il sistema politico complessivo.

In Danimarca

In Danimarca, primo Paese del Corruption Perceptions Index, alcuni membri del Police Works Council si sono dimessi dopo un’inchiesta da cui sono emerse spese per cene costose, feste ed alberghi, effettuate con fondi del Consiglio.  In Ottobre 2016, l’ufficio antifrode dell’UE ha avviato una indagine contro un membro danese del Parlamento Europeo per uso improprio di risorse comunitarie. Ancora, il governo danese sta rivedendo la normativa antiriciclaggio con l’obiettivo di introdurre pene più severe dopo il caso ‘Panama Papers’, da cui sarebbero partite circa 500-600 indagini verso danesi che avrebbero utilizzato canali offshore per evadere le tasse. Venti sono i membri del Parlamento (su un totale di 179 membri) indagati per non aver incluso le proprie attività esterne o interessi finanziari in altri Paesi nelle dichiarazioni dei redditi.

Il codice penale danese vieta la corruzione attiva e passiva e la maggior parte delle forme di corruzione previste dalle convenzioni anti-corruzione internazionali, inclusa la corruzione di funzionari pubblici stranieri. Il Paese è anche firmatario della OECD Anti Bribery Convention.  Il “Danish Anti-Corruption Code of Conduct” risale al 2004 ed include temi quali: conflitti di interesse, uso improprio della propria posizione e delle risorse pubbliche, condotta non etica, discriminazione.

Le istituzioni internazionali hanno criticato la Danimarca per regole non trasparenti sul finanziamento dei partiti politici e per un insufficiente enforcement sull’applicazione delle leggi concernenti la corruzione all’estero. In aggiunta, in termini di World Economic Freedom ranking, questo si è ridotto da 9 a 18 in 5 anni.

In Germania

La Germania, ora al decimo posto del Corruption Perceptions Index, ha guadagnato tre posizioni negli ultimi cinque anni, mentre l’Economic Freedom ranking è peggiorato da 19 a 26.

Il “German Criminal Code” definisce i reati di corruzione nel settore pubblico (sezioni 331-338), nel settore privato (sezioni 299-302) ed in ambito elettorale (sezioni 108b-198e). Invece, l’“Act to Combat Corruption” (aggiornamento nel 2015) sostituisce alcune precedenti normative: il “Penal Code” del 10 marzo 1987, l’“Act against Unfair Competition”, del 20 febbraio 1990 ed il “Federal Disciplinary Ordinance”, del 20 luglio 1967.

La corruzione degli ufficiali stranieri è governata dall’“EU Corruption Act 1998”, per i pubblici ufficiali europei, e dall’ “International Corruption Act 1998”, per il resto del mondo.

Alcuni elementi del quadro normativo tedesco risultano in ogni caso non del tutto allineati alle best practices internazionali. A titolo esemplificativo, non è regolamentata una responsabilità giuridica d’azienda, non c’è un framework strutturato di norme sul whistleblowing e non sono definiti programmi che permettono la mitigazione dei reati di corruzione nel settore pubblico e privato, tipo voluntary disclosure o self reporting. Ancora, non è disponibile a livello nazionale un ‘Corruption Register’, presente solo in alcuni stati federali che si sono attivati in autonomia.

Il Paese non è stato esente da casi di corruzione particolarmente rilevanti: sono oramai casi di scuola quelli relativi alle multe comminate alla Siemens ($ 569 milioni in Germania, più una multa di $ 287 milioni decisa dal tribunale distrettuale di Monaco di Baviera ed altri $ 800 milioni, concordati con gli Stati Uniti), alla Man (€ 151 milioni per accuse di corruzione di funzionari stranieri) ed alla Ferrostaal, per accuse di corruzione di funzionari stranieri, per sottomarini venduti a Grecia e Portogallo (€ 140 milioni).

Di recente, casi di enforcement comprendono una multa di € 12m verso MTU, un produttore di motori, per atti di corruzione in Corea del Sud; e una multa di 2 milioni verso Schenker, una società di logistica controllata di Deutsche Bahn, per corruzione in Russia.

In Svizzera

Anche la Svizzera è nelle prime posizioni del Corruption Perceptions Index (5°), salita di un gradino negli ultimi cinque anni.

All’inizio dell’anno, le autorità svizzere hanno fissato una multa di 35 milioni di franchi verso la filiale svizzera della società Koenig & Bauer, accusata di non avere implementato adeguate misure per evitare tangenti verso funzionari stranieri in Brasile, Nigeria, Marocco e Kazakistan.

Il Paese è stato anche coinvolto nelle indagini relative alla FIFA, Petrobras e 1MBD, di rilievo internazionale.

Anche se il livello di corruzione nel Paese sembra contenuto e il comportamento dei funzionari pubblici considerato trasparente e corretto, è da tener conto che in Svizzera opera un numero elevato di grandi imprese internazionali oltre ad un consistente numero di istituzioni finanziarie. Il Paese è il primo hub mondiale per la gestione di patrimoni offshore (con asset stimati pari a 2,4 trilioni di dollari), quindi l’evasione fiscale ed il riciclaggio di denaro sono temi caldi.

Dietro influenza del FATF (Financial Action Task Force), il Paese ha mosso i primi passi per aumentare la trasparenza verso gli altri Paesi, rinunciando ad esempio al concetto di segreto bancario ed aderendo agli accordi multilaterali per lo scambio automatico di informazioni finanziarie (partito a settembre 2017), con l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale internazionale.

In Norvegia

Anche la Norvegia è posizionata in alto, in termini di ranking mondiale e mostra solidi risultati macro economici.

Dal 1° gennaio 2017 è stata introdotta una nuova normativa (il Norwegian Tax Assessment Act), che introduce un obbligo di deposito di una dichiarazione fiscale da parte di tutti coloro che esercitano attività nel Paese, residenti e non. L’obbligo resta anche quando si dichiara che il reddito non sia imponibile in Norvegia, in base a trattati fiscali.

Il codice penale norvegese prevede i crimini di corruzione attiva e passiva, di influenza, di frode, di estorsione, di riciclaggio di denaro. Le società possono essere ritenute penalmente responsabili per i reati di corruzione commessi da persone che agiscono per proprio conto.

Va qui ricordato, però, il caso della multinazionale di fertilizzanti e prodotti chimici, Yara, con sede a Oslo, soggetta ad indagini per corruzione in Libia, Russia ed India. La multa finale è stata pari a €35,3M, oltre a sentenze di reclusione per alcuni manager.

Paesi della fascia bassa di ranking

Nella fascia più bassa di ranking (sotto 50, su un totale di 176), troviamo ben 8 Paesi, tra cui due (Ungheria e Turchia) che hanno peggiorato la loro posizione negli ultimi cinque anni (rispettivamente di -11 e -21).

Relativamente a tutta la fascia dei Balcani, la relazione di Transparency International Organisation sottolinea alcune debolezze nell’applicazione delle norme interne, al contesto caratterizzato da sistemi politici i cui rappresentanti esercitano un’influenza troppo forte e sono vicini a uomini d’affari ricchi, che operano nel settore privato, o, addirittura, a reti di criminalità organizzata.

L’influenza nel processo decisionale politico è una delle forme più diffuse di corruzione, laddove è presente una cultura di impunità tra politici, procuratori, giudici. Pertanto, le aziende, le reti e gli individui influenzano indebitamente le leggi e le istituzioni a proprio vantaggio.

La Bulgaria, con ranking 75, è considerata la nazione con maggiore corruzione in Europa, secondo il Corruption Perceptions Index. L’analisi del Paese lo disegna come il più povero, caratterizzato da instabilità politica ed un sistema giudiziario compromesso, una forte presenza di monopoli e commistione tra politica ed economia, un livello molto basso di indipendenza dei media.

Nel mese di maggio 2017, l’autorità anticorruzione della Bulgaria ha pubblicato una relazione negativa, in cui una delle conclusioni è che le autorità responsabili della lotta alla corruzione non dispongono di capacità di coordinamento e che le responsabilità non sono chiare. Si ritiene necessario creare una istituzione specifica, con un preciso impegno ad indagare sulla corruzione di alto livello, che sia indipendente dai tre rami del governo.

In ogni caso, il codice penale della Bulgaria definisce il crimine di corruzione attiva e passiva, l’estorsione, il riciclaggio di denaro, l’abuso d’ufficio e le appropriazioni indebite; vieta inoltre la corruzione dei funzionari stranieri ed i pagamenti facilitativi. Invece, la normativa anti riciclaggio dovrà essere a breve allineata ai requisiti europei.

L’Ungheria è a quota 57, dopo aver perso ben 11 posizioni dal 2012; la Grecia a quota 69.

La situazione dell’Italia

Anche l’Italia si posiziona in questo gruppo di Paesi, pur avendo ottenuto risultati positivi negli ultimi anni ed un miglioramento anche del World Rank Economic Freedom.

L’Italia è firmataria di tutte le principali convenzioni internazionali anti corruzione, tra cui la UNCAC, la OECD Convention e la UE Convention.

Nel maggio del 2016, l’OCSE e l’Autorità Nazionale Anticorruzione hanno firmato un protocollo d’intesa al fine di intensificare la cooperazione nella lotta alla corruzione.

Dopo la legge n. 190/2012 (“Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”), il D.Lgs. n. 33/2013 (“Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”), recentemente è stato pubblicato il D. Lgs. 97/2016 (“recante revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblicità e trasparenza”, nell’ambito della pubblica amministrazione).

Il D.Lgs. 39/2013 è relativo all’incompatibilità degli incarichi nella pubblica amministrazione; D.L. 90/2014  relativo alla semplificazione e trasparenza amministrativa ed all’efficienza degli uffici giudiziari.

Modifiche sono state apportate al D. Lgs. 231/2001, con le Leggi 69/2015 e 199/2016. Con il D.Lgs. 90/2017 si è modificata la normativa anti-riciclaggio. Ancora, l’Italia fa parte dei 51 Paesi che hanno firmato l’accordo multilaterale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie, che intende contrastare l’evasione fiscale internazionale.

Attività di enforcement sono in corso negli ultimi tempi, con focus soprattutto sulle risorse naturali provenienti dall’Africa. Ad esempio, nell’ottobre 2015, si è avviato il processo verso Saipem per tangenti nei confronti di funzionari algerini e nel 2016 sono state avviate indagini verso Shell ed Eni, insieme con la Germania, per presunte tangenti in Nigeria.

Non c’è pieno accordo sui numeri, ma per fornire una dimensione del fenomeno, secondo alcune stime gli sprechi e la corruzione nella sanità in Italia costerebbero 23,6 miliardi di euro l’anno; secondo altri, la corruzione porterebbe ad un costo aggiuntivo di 60 miliardi all’anno sull’economia. Su un PIL vicino a 1.700 miliardi di euro, varrebbe circa il 4% della ricchezza nazionale.

Alcune conclusioni

Dalla lettura dei precedenti dati macro economici e degli indicatori internazionali sulla corruzione, non è possibile affermare che un andamento virtuoso dell’economia è di supporto per la riduzione del livello di corruzione. Al contrario, impedire la dispersione di risorse tramite canali illegali permette di aumentare la disponibilità di risorse pubbliche e la ricchezza del Paese.

Non è neppure sufficiente avere un quadro normativo completo ed aggiornato. Ciò che serve è un’attuazione efficace delle disposizioni anticorruzione; un lavoro profondo per la riduzione delle disuguaglianze e per un miglioramento della cultura e dei comportamenti dei singoli; un consolidamento delle strutture di governo, dei processi decisionali e delle procedure amministrative e giurisprudenziali per prevenire e combattere gli atti di corruzione.