ISRAELE-IRAN e NATO: Sapelli Urgente, “Europa al Gas Russo, Sciogliere l’UE Subito!”

Le recenti azioni degli Stati Uniti in Iran potrebbero avere ripercussioni significative, invitando l’Unione Europea a ripensare alcune delle sue politiche

Durante la notte, Trump ha esaltato l’annuncio di un cessate il fuoco tra Israele e Iran, inizialmente confermato dal governo di Teheran. Tuttavia, poco dopo, il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha negato l’esistenza di tale accordo, contemporaneamente a delle forti detonazioni avvenute nella capitale iraniana. Contestualmente, sono stati lanciati missili verso il nord e il sud di Israele provenienti dall’Iran. La situazione è quindi in rapida evoluzione e attualmente complessa da interpretare.



Si assiste a momenti di attesa e negoziazioni dopo l’operazione nota come “Martello di Mezzanotte”. Recentemente, l’Iran ha attaccato con missili la città di Doha in Qatar e il Parlamento iraniano ha votato per chiudere lo Stretto di Hormuz, vitale per il transito delle risorse energetiche mondiali.



È imminente l’apertura del summit della NATO, dove si discuterà dell’incremento della spesa militare dei membri fino al 5% del PIL nei prossimi dieci anni.

“Credo che l’Iran abbia limitate capacità di risposta”, sostiene Giulio Sapelli, professore emerito di storia economica all’Università degli Studi di Milano. “Ci troviamo di fronte a un’enorme incertezza, aggravata dal comportamento sfortunato dell’esercito americano e delle sue agenzie di intelligence in Afghanistan e Iraq”.

Qual è questa incertezza?



Non sembra che vi sia una strategia chiara per il caso di un crollo del regime iraniano. Ci troviamo davanti ai resti di un grande impero, la Persia, e ai tentativi dello Scià di modernizzare il paese con una riforma agraria che ha suscitato l’ira dei grandi proprietari terrieri e l’ostinata resistenza di Khamenei e dei mullah. Ad oggi, l’unica alternativa apparente che sembra poter garantire un equilibrio tra religione e ordine sociale è rappresentata dai Mujaheddin del popolo, avversari del regime teocratico di Teheran, ma non ci sono indicazioni di contatti tra loro e le forze armate americane o israeliane.

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Donald Trump (Foto: ANSA)

Trump ha tuttavia suggerito che un cambio di regime a Teheran non dovrebbe essere escluso…

Per tentare un cambio di regime, sarebbe necessario che esista una forza capace di contrapporsi ai Pasdaran, che sembrano non intenzionati a cedere il potere. Attualmente non è chiaro quale sia la posizione delle minoranze nel paese, né si sono viste posizioni decise da parte di coloro che furono esiliati dopo la Rivoluzione Islamica. È difficile prevedere che, in caso di crollo del regime, si possa mantenere l’ordine nel paese senza un’imponente presenza americana.

Il Parlamento iraniano ha votato per chiudere lo Stretto di Hormuz, cruciale per il passaggio di petroliere e navi gasiere. È realistico pensare che questo blocco possa essere effettivamente attuato?

Esiste un rischio concreto, dato che occorre molto poco per bloccare il transito delle navi. È quindi essenziale monitorare la situazione e essere pronti a intervenire per prevenire il peggio. In caso di blocco, anche la Cina, alleata dell’Iran, dovrebbe considerare le conseguenze, dato che buona parte del gas e del petrolio di cui necessita passa da lì. È fondamentale che l’Iran non compia passi falsi e non si schieri completamente con i russi contro l’Ucraina.

Perché l’Iran dovrebbe farlo?

Secondo le lezioni di Kissinger, la perdita su un fronte può portare a creare squilibri su un altro. In questo scenario, anche la Cina potrebbe decidere di supportare apertamente Mosca. Spero che la situazione si risolva rapidamente in modo ordinato, altrimenti potrebbe peggiorare ulteriormente.

Un blocco a Hormuz sarebbe molto dannoso per l’UE, dato che il Qatar è uno dei suoi principali fornitori di GNL.

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Potrebbe essere l’occasione per l’Europa di svegliarsi e revocare rapidamente le sanzioni contro Mosca, tentando di rifornirsi nuovamente di gas russo. Dopotutto, è essenziale che l’Europa comprenda appieno la situazione.

In che senso?

La NATO sta estendendo la sua influenza nell’Indo-Pacifico, quindi la questione ucraina diventerà sempre più un problema per l’UE, poiché gli Stati Uniti sposteranno la loro attenzione più a est.

È anche per questo che si richiede ai Paesi NATO, in particolare quelli europei, di aumentare la spesa per la difesa al 5% del PIL.

L’Europa sembra orientata verso un capitalismo militare, ma occorre chiedersi come sia possibile produrre armamenti senza disporre di energia a costi contenuti.

Di fatto, l’aumento della spesa per la difesa potrebbe coincidere con una nuova crisi energetica…

Esattamente. Ma non è tutto, perché il segretario generale della NATO ha sostanzialmente annunciato che gli Stati Uniti hanno deciso di non sostenere più direttamente l’Europa, che deve quindi provvedere autonomamente alla propria difesa. Dal mio punto di vista, è preferibile che ogni nazione si prepari a difendersi in coordinamento con le altre nazioni europee piuttosto che affidarsi all’inefficienza della burocrazia che parla di una difesa europea comune. È illusorio credere di poter creare una difesa europea con un esercito unico; è invece plausibile pensare a una difesa dell’Europa con un coordinamento tra gli eserciti dei paesi membri.

Data la restrizione imposta dal Patto di Stabilità, come faranno i paesi dell’UE ad aumentare le spese per la difesa? Dovranno ridurre altre spese?

È necessario essere realisti. Se non vogliamo impoverire i lavoratori, inclusi quelli che dovrebbero costruire nuove armi, dobbiamo affrontare il problema del debito pubblico con pragmatismo, ritornando a un rapporto tra le banche centrali nazionali e i ministeri del Tesoro, come avveniva in Italia fino al 1981, in modo che non si debba finanziare la difesa a scapito del welfare. È quanto hanno fatto gli USA durante la Seconda guerra mondiale. È importante anche un altro aspetto.

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Quale?

Non bisogna pensare di distruggere l’industria civile convertendola in militare, come in effetti Bruxelles sta spingendo a fare con le sue politiche ambientali. Sono convinto che se vogliamo prepararci a tempi difficili, l’UE rappresenti solo un ostacolo di burocrazia e incompetenza, come sta dimostrando la presidente della Commissione von der Leyen negli ultimi mesi. Bisognerebbe quanto prima sciogliere l’Unione, liberarsi dei tecnocrati europei, per restituire agli Stati nazionali il loro ruolo nel fronteggiare le sfide della guerra.

(Lorenzo Torrisi)

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