RIFORME UE & DAZI: Come le Tariffe di Trump Stanno Rivoluzionando la Politica Europea!

Il dibattito sui dazi imposti da Trump è in pieno svolgimento, tuttavia non rappresentano una sorpresa poiché erano già stati annunciati nel suo programma elettorale. Nonostante ciò, molti dubitavano della loro effettiva implementazione.

Trump sta portando avanti queste politiche come ha fatto con il blocco dell’immigrazione, i tagli alla spesa pubblica e la diminuzione degli investimenti militari all’estero. Che sia di nostro gradimento o meno, queste azioni hanno trovato favore tra molti elettori americani e ora rappresentano una realtà con cui dobbiamo fare i conti, considerando anche i possibili impatti sul mercato globale.



I dazi sono stati storicamente utilizzati dai governi per proteggere le industrie nazionali. Sebbene in passato fossero una fonte principale di revenue per le nazioni, nei paesi sviluppati moderni si è spostata la tassazione più sul reddito che sulle merci. Per generare reddito, tuttavia, è necessario che i cittadini lavorino e producano.



I dazi sono quindi un’efficace strategia protezionistica (questo è il punto cruciale) se un Paese o un gruppo di Paesi sono sufficientemente forti sia nella produzione interna sia nella capacità di assorbire i prodotti in modo autonomo.

Gli Stati Uniti sono un esempio di nazione che possiede entrambi questi vantaggi: una vasta catena di produzione interna e un grande mercato domestico che assorbe i prodotti nazionali.

Da questa prospettiva, le iniziative di Trump sono logicamente orientate anche a ridurre il deficit federale, ma indubbiamente penalizzano gli esportatori verso gli Stati Uniti.

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A differenza del passato, oggigiorno tutti i mercati mondiali sono interconnessi. Tuttavia, molti paesi, come quelli dell’Unione Europea, non dispongono di risorse prime e devono quindi rivolgersi ai mercati esterni per reperirle, come il gas, il petrolio e i minerali rari.

Di fronte a questa politica degli USA, l’UE ha poche opzioni: o inizia una guerra tariffaria per aumentare le tassazioni su tutti gli scambi, o riduce i costi di produzione per rimanere competitiva, oppure adotta una strategia più autarchica.

Pur essendo significative, le esportazioni europee verso gli USA non sono decisive, specialmente se l’UE potesse contare su altri grandi mercati diversificati e fosse più indipendente nella produzione. Ma attualmente non è così.

Abbiamo scelto di interrompere le relazioni con la Russia, quindi importiamo energia a costi più elevati, siamo attenti alle politiche ambientali e del lavoro producendo a costi maggiori, e non abbiamo sviluppato contatti privilegiati con altri mercati, a differenza della Cina che ha investito in Africa e nel terzo mondo per decenni.

Questa è la situazione attuale, e l’UE deve prendere delle decisioni in merito, che siano gradite o meno.

Tuttavia, è importante notare che le decisioni di Trump hanno un forte impatto sia politico che economico: fungono da deterrente, esercitano pressione e rappresentano una minaccia che può essere sfruttata dalla forza militare ed economica degli USA.

Non è chiaro se i dazi minacciati saranno alla fine tutti applicati o se inizierà una politica di “sconti” per coloro che seguono la linea politica degli USA, ma è probabile che a lungo termine questo scenario sarà vantaggioso anche per Trump.

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Forse, nel frattempo, l’Europa dovrebbe considerare di rivedere la sua posizione nei confronti della Russia oltre il conflitto ucraino, rafforzare i legami con la Cina e i paesi emergenti che abbiamo trascurato, dall’Africa all’Asia, essere più autarchici nei consumi, limitare le importazioni dagli USA all’indispensabile e focalizzarsi su produzioni strategiche come il fotovoltaico, per cui dipendiamo troppo dall’estero. Queste sono alcune strategie essenziali, che richiedono tuttavia un mercato interno europeo più forte e unito.

In economia, ogni entità agisce per il proprio interesse, dal livello domestico a quello nazionale o continentale, ma senza unione, più si è piccoli più si è deboli perché si è soggetti a subire piuttosto che a imporre.

Non possiamo essere contemporaneamente ecologici, solidali, armati, competitivi e autarchici senza sacrifici quasi impossibili da sostenere. Non dobbiamo quindi illuderci di fronte a dichiarazioni come quelle di Mattarella che afferma: “I mercati aperti corrispondono a due interessi vitali: la pace e i nostri interessi vitali di esportazione. I dazi creano ostacoli ai mercati, alterano il mercato, penalizzano i prodotti di qualità e questo per noi è inaccettabile”. La realtà ci mostra che queste sono parole, purtroppo, scritte sulla sabbia.

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