Calo significativo per la Borsa di Milano e il mercato azionario USA
La Borsa di Milano ha registrato ieri un calo del 6,5%, mentre gli indici principali del mercato azionario statunitense hanno avuto un decremento record, il peggiore da giugno 2020, periodo in cui l’economia mondiale era paralizzata a causa del Covid-19 e delle misure di lockdown.
Le politiche implementate durante la presidenza Trump sembrano avere un impatto negativo sui mercati finanziari, suggerendo un possibile danno all’economia globale. Tuttavia, è ancora prematuro trarre conclusioni definitive, ma è necessaria una riflessione approfondita.
Un confronto tra crescita dei mercati e condizioni economiche delle famiglie
Dal 2021 al 2023, il mercato azionario ha mostrato una tendenza al rialzo, ma ciò non si è riflettuto positivamente sulle condizioni economiche delle famiglie, che anzi sono peggiorate. In Italia, ad esempio, molte famiglie hanno sperimentato una diminuzione del potere d’acquisto e hanno dovuto optare per prodotti di qualità inferiore. Inoltre, in diverse città è diventato più difficile acquistare una casa.
Non è detto che un incremento dei mercati finanziari porti benefici diretti alle famiglie, così come una loro diminuzione può non necessariamente significare una crisi. Infatti, i beni inclusi nel calcolo dell’inflazione sono spesso fuori dalla portata delle famiglie che faticano a coprire le spese quotidiane, rendendo l’acquisto di beni come un’automobile un lusso irraggiungibile.
La diminuzione dei mercati è legata anche all’imposizione di dazi, ma i modelli economici che prevedono l’impatto di questi sul PIL sembrano non funzionare, come dimostra il clima di panico attuale. Questo suggerisce un cambio di paradigma rispetto agli ultimi trent’anni, durante i quali la Cina è stata la fabbrica del mondo, l’Occidente ha beneficiato di deflazione e i surplus commerciali sono stati investiti nei mercati americani.
Un segnale di cambiamento è emerso con la prima elezione di Trump nel 2016, quando l’America rurale ha espresso il proprio disagio rispetto alle politiche di salvataggio post-crisi del 2008, che avevano beneficiato i mercati finanziari a scapito delle classi medie e basse. Alla fine del secondo mandato di Obama, Janet Yellen aveva già evidenziato un livello di disuguaglianza economico senza precedenti in USA.
Oggi, l’America sta cercando di rimpatriare la produzione industriale, il che implica una possibile cessazione della continua risalita dei mercati finanziari, per non mantenere il dollaro sopravvalutato, e l’isolamento delle imprese cinesi.
Le negoziazioni con altri Paesi potrebbero portare a dazi inferiori rispetto a quelli annunciati, come dimostrato recentemente dal Vietnam, mentre non si vedono aperture verso la Cina. L’Europa si trova di fronte a scelte difficili, con il rischio che i prodotti cinesi invadano i mercati europei e la necessità di bilanciare i rapporti con America e Cina.
Il processo di ricollocazione della capacità produttiva cinese in Occidente sarà lungo e complicato, e la competizione tra gli Stati per attrarre la produzione industriale sarà intensa. La vittoria in questo scenario dipenderà dalla capacità di offrire le migliori condizioni alle imprese e di minimizzare i costi per le famiglie, in un contesto che a medio termine sarà inevitabilmente inflazionistico.
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Alessandro Conti ha conseguito una laurea in ingegneria finanziaria presso il Politecnico di Torino, con una specializzazione in tecnologie finanziarie. Ha lavorato come consulente per diverse start-up fintech e istituzioni bancarie. La sua specializzazione riguarda la regolamentazione dei servizi di pagamento e l’implementazione di soluzioni conformi alle nuove normative europee, in particolare PSD2. Su ComplianceJournal.it, Alessandro condivide le sue conoscenze sulla digitalizzazione dei servizi finanziari e sui rischi emergenti legati alle innovazioni tecnologiche nel settore bancario.