Tregua a Gaza? L’Agenda di Netanyahu: Dalla Cisgiordania all’Iran alla Casa Bianca

Israele ha respinto le condizioni poste da Hamas per accettare una tregua. Oggi si terrà un incontro tra Trump e Netanyahu alla Casa Bianca.

Non è questione di cinismo, bensì di una valutazione realistica del contesto attuale. È chiaro che anche questa nuova trattativa per un cessate il fuoco a Gaza è probabilmente destinata a fallire, data la complessità delle richieste, degli interessi e degli obiettivi reali delle parti coinvolte.

Da un lato, Hamas, con la sua visione antisionista, preferisce decisamente un sacrificio finale piuttosto che accettare una pace temporanea, che potrebbe essere percepita come una capitolazione. Questo indebolirebbe la loro autonarrazione basata su ideologie suprematiste, forza militare, resilienza e controllo del territorio e della popolazione.



Dall’altro lato, Israele, il cui governo si basa sulla capacità di neutralizzare la minaccia rappresentata dalle milizie sostenute dall’Iran, come Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e le milizie sciite in Siria e Iraq, che circondano i confini israeliani.



Inoltre, i ribelli Houthi nello Yemen hanno recentemente lanciato un missile verso Israele, intercettato vicino al Mar Morto.

Nonostante Trump abbia anticipato la possibilità di un accordo di cessate il fuoco a Gaza (per 60 giorni) entro questa settimana, le modifiche proposte da Hamas sono state considerate inaccettabili da Israele. Queste includono la revisione di tre punti del trattato riguardanti garanzie per la continuazione dei negoziati per un cessate il fuoco permanente, aiuti umanitari e il ritiro delle forze israeliane da Gaza.

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Questi sono punti sui quali Israele non vuole negoziare, come sottolineato dall’analista Zvi Bar’el che prevede una possibile rivolta dei palestinesi di Gaza contro Hamas. Queste manifestazioni, tuttavia, finora non hanno portato a cambiamenti significativi.

L’ufficio del primo ministro israeliano ha confermato di recente che le modifiche richieste da Hamas alla proposta del Qatar sono inaccettabili per Israele, ma Netanyahu ha accettato di proseguire i negoziati: una delegazione israeliana è partita per il Qatar per ulteriori discussioni. Non ci sono grandi aspettative, ma si vedrà.

Intanto, continuano le difficoltà nella distribuzione degli aiuti umanitari alla popolazione esausta dopo 340 giorni di conflitto. Il capo della Fondazione Umanitaria di Gaza ha rivelato che due operatori umanitari americani sono stati feriti da colpi di mortaio. Il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Tammy Bruce, ha commentato: “Questo atto di violenza contro coloro che stanno effettivamente portando aiuto ai cittadini di Gaza mostra la crudeltà di Hamas. La GHF ha già distribuito oltre 62 milioni di pasti. Nulla fermerà questi coraggiosi operatori.”

Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno facilitato l’evacuazione dei feriti e segnalato che “le organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza continuano a ostacolare la distribuzione degli aiuti umanitari”.

Oltre agli attacchi di Hamas, si registrano anche reazioni eccessive dei soldati IDF contro la folla presso i centri di distribuzione, con sparatorie che a volte sono diventate letali.

Inoltre, la distribuzione degli aiuti attira anche gruppi di milizie locali, spesso sostenuti da Israele nel tentativo di minare l’influenza di Hamas nel sud della Striscia. Questi gruppi continuano a utilizzare un network di tunnel e nascondigli per il loro arsenale residuo: recentemente hanno lanciato altri due razzi, intercettati e distrutti, ma che dimostrano una persistente capacità offensiva.

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La strategia di Netanyahu mira a eliminare definitivamente questa minaccia, considerata interna, in aree che lui vede come parte di Israele, simile a certe zone della West Bank, dove i coloni già si sentono legittimati a prendere possesso di terre.

Haaretz ha riportato che centinaia di abitanti del villaggio palestinese di Mu’arrajat, vicino a Gerico, sono stati forzatamente evacuati venerdì, in una delle più grandi espulsioni dalla Cisgiordania dall’inizio della guerra a Gaza. I residenti hanno raccontato anni di molestie, violenze e furti da parte dei coloni, culminati quando questi ultimi hanno vandalizzato una casa e rubato 60 pecore, spingendo la comunità a lasciare.

Nel Libano, al Jazeera ha segnalato attacchi di droni israeliani che hanno colpito tre località nel sud: Bint Jbeil, Shebaa e Shaqra. L’IDF ha comunicato di aver ucciso un membro della forza d’élite Radwan di Hezbollah in un attacco ad Aynata, un villaggio vicino a Bint Jbeil.

Infine, le prospettive dopo la guerra dei 12 giorni rimangono pessimistiche. Trump ha dichiarato che l’Iran non ha accettato di fermare l’arricchimento di uranio né di permettere ispezioni dell’IAEA, e ne parlerà con Netanyahu oggi alla Casa Bianca.

Il presidente USA ha aggiunto che gli attacchi statunitensi hanno definitivamente eliminato il programma nucleare iraniano, sebbene questo possa essere riavviato altrove, ma lui non lo permetterà. E Netanyahu sarà ancora meno incline a tollerare, dato che Israele sarebbe il principale obiettivo di un eventuale arsenale nucleare iraniano.

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