Un’analisi critica sul valore dell’argento e le implicazioni future di Bitcoin e delle criptovalute
L’ultima volta che il prezzo dell’argento ha superato i 36 dollari per oncia è stato nel 2011. Nei successivi sei settimane, il valore ha raggiunto i 50 dollari per oncia. Quell’anno, l’Europa stava affrontando una crisi economica senza precedenti. Fu poi il momento del famoso Whatever it takes, un’espressione diventata iconica. Da quel momento in poi, l’uso di acronimi è diventato una prassi comune, con un unico obiettivo: manipolare il mercato. Il fine era quello di rendere vendibili e securizzabili perfino gli elementi più impensabili, presentandoli come garanzie di valore inestimabile.
Bitcoin subisce una battuta d’arresto a causa dei dazi USA: evaporati i guadagni post-elettorali di Trump/ Forte vendita di criptovalute
Recentemente, un articolo di Bloomberg ha evidenziato un momento decisivo, paragonabile al varco del Rubicone. Allo stesso modo, le recenti decisioni dell’UE di posticipare gli aggiornamenti di Basilea III, giustificate da una presunta deregolamentazione all’epoca di Trump, non sono state completamente comprese. Lasciate che sia io a spiegarvi.
RAIALZO DELL’ORO/ Le “novità” che spingono il prezzo e le ragioni per includerlo nel portafoglio
Il caso di JP Morgan è emblematico: dal 4 giugno, Bitcoin è trattata come una safe collateral. Avete idea di cosa comporti? Conoscete la volatilità di Bitcoin, simile all’elettrocardiogramma di un cardiopatico sotto effetto di stimolanti? Avete notato l’interesse crescente, non solo da parte di entità istituzionali per aumenti di capitale destinati all’acquisto di criptovalute (come nel caso di Gamestop), ma anche l’attivismo politico vicino alla Casa Bianca?
Pizze pagate con 10.000 Bitcoin nel 2010, oggi valgono un miliardo di dollari/ L’errore più grande di sempre?
La strategia di JP Morgan, che accetta ETF come iShares Bitcoin Trust di BlackRock, sembra limitata ma ha implicazioni molto più ampie. Si tratta di una vera e propria linea Maginot di un nuovo ordine economico che, considerata la fase terminale del monetarismo fiat, guarda ora verso nuove direzioni. E se i regolatori svizzeri hanno imposto a UBS un incremento di 26 miliardi di dollari negli accantonamenti prudenziali per evitare un altro caso come quello di Credit Suisse, senza che il mercato reagisca, c’è sicuramente una ragione.
E questa ragione dimostra il sentimento di rischio così forte da concedere a UBS circa 8-9 anni per adeguarsi alle richieste della commissione governativa, una mossa politica per placare i contribuenti svizzeri, i veri cavalieri bianchi di questa storia.
Quando, ad esempio, la Banca Centrale dell’India ha ridotto i tassi di interesse di 50 punti base, è stato un segnale che gli USA hanno chiaramente comunicato la necessità di moderare rapidamente il populismo regolamentare. JP Morgan non segue il mercato, lo crea. Per conferme, si veda la crisi dei repo del 2019.
Il prezzo dell’argento superiore a 36 dollari segnala che potremmo essere vicini a un punto di svolta, o alla fase operativa di un reset economico, con le criptovalute al centro di questo cambiamento.
E a confermare ciò, ci sono stati recenti glitch nei sistemi. Quello che vedete potrebbe essere un glitch, speriamo. Perché l’alternativa è un flash crash, una situazione che potrebbe diventare ingovernabile a breve termine.
Fino ad oggi, non ci sono state spiegazioni ufficiali, ma è successo. E l’oggetto di questo glitch, speriamo, è stato Bitcoin che ha toccato lo zero in un secondo su MEXC, una delle piattaforme di trading più note. E se fosse stata una cosiddetta liquidation cascade?
Se Bitcoin diventasse effettivamente una safe collateral a tutti gli effetti, come suggerisce l’esempio di JP Morgan, cosa accadrebbe a tutti quei trades che si basano su un asset che improvvisamente perde tutto il suo valore? Le chiamate di margine sarebbero innumerevoli e devastanti.
Il mercato dei derivati su Bitcoin, così come quello dell’oro e del petrolio, è già una realtà e non più un futuro possibile, almeno nei piani alti di JP Morgan. E, in questo contesto, le autorità competenti stanno testando le reazioni del sistema a questo stress.
Guardate questo grafico: mostra il cosiddetto crypto-space o Web3 Space, con e senza le principali criptovalute. La realtà è che, al di fuori di Bitcoin, Ethereum e simili, il resto è poco più che briciole cadute dalla tavola del monetarismo fiat morente, alla ricerca di un senso di esistenza. Il vero mercato delle cripto è solo una linea che tende tristemente verso lo zero. Tutto il resto, che genera volume e soprattutto dà vita a una narrazione che rasenta la mitologia, è destinato a diventare un altro giocattolo nelle mani di Wall Street.
Forse JP Morgan sta anticipando questo scenario? Vale la pena rifletterci su, prima che diventi realtà e ci travolga come uno tsunami.
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Alessandro Conti ha conseguito una laurea in ingegneria finanziaria presso il Politecnico di Torino, con una specializzazione in tecnologie finanziarie. Ha lavorato come consulente per diverse start-up fintech e istituzioni bancarie. La sua specializzazione riguarda la regolamentazione dei servizi di pagamento e l’implementazione di soluzioni conformi alle nuove normative europee, in particolare PSD2. Su ComplianceJournal.it, Alessandro condivide le sue conoscenze sulla digitalizzazione dei servizi finanziari e sui rischi emergenti legati alle innovazioni tecnologiche nel settore bancario.