Crisi del Carry Trade: il Sequel Sta Arrivando! Scopri i Dettagli Ora

Le recenti affermazioni di Xi Jinping, unitamente ad alcune notizie riguardanti l’IA e le azioni del Giappone, meritano una riflessione approfondita

Le recenti dichiarazioni di Xi Jinping, riportate dall’agenzia statale cinese Xinhua, sollevano numerosi interrogativi: Xi sottolinea l’importanza di sviluppare l’economia reale per rafforzare la potenza nazionale. Non si dovrebbe abbandonare l’economia reale né trascurare le industrie tradizionali.

Perché il presidente cinese, mentre i Brics si riuniscono per il loro forum annuale in Brasile, sceglie di fare una difesa accorata dell'”economia di una volta”, parlando peraltro dal suo paese, in una circostanza in cui si trova assente per la prima volta dal summit dei paesi in via di sviluppo? Si tratta forse del preludio a un nuovo statalismo, quasi un preannuncio di un ritorno ai piani quinquennali di stampo maoista?



L’industria tradizionale, l’antitesi del mondo digitale, del verde, dell’ESG. L’economia reale come pilastro della forza nazionale. Le parole di Xi Jinping meritano una seria riflessione, soprattutto alla luce di due recenti sviluppi legati all’intelligenza artificiale.



Il primo evento riguarda l’annuncio di Samsung di prevedere significative perdite nel secondo trimestre, a seguito delle restrizioni imposte dagli USA sull’esportazione di chip per l’IA verso la Cina. Il secondo evento, ancora da confermare, è legato all’affermazione del generale ucraino Vladyslav Klochkov, secondo cui la Russia sarebbe in fase di sviluppo di un drone completamente autonomo grazie all’IA, capace di eludere quasi tutte le difese antiaeree.

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Questa notizia diventa rilevante perché il suddetto drone, denominato MS001 e descritto dal generale come un predatore digitale, si baserebbe completamente sulla tecnologia Jetson Orin di Nvidia.

Personalmente, credo che quando emergono notizie di questo tipo, è essenziale cercare un filo conduttore. Sembra che si stia rapidamente creando un ambiente di sfiducia verso l’IA, quasi si stesse cercando di trovare un capro espiatorio. Una saturazione dell’atmosfera informativa.

Se qualcuno stesse cercando di provocare un incidente di mercato controllato, nulla sarebbe più appropriato. La politica di continuo cambio di posizione su dazi e tariffe è cruciale. Non è un caso che Samsung attribuisca le imminenti perdite trimestrali a una direttiva degli Stati Uniti mai formalmente annunciata e che, la settimana scorsa, sarebbe stata ritirata non ufficialmente a seguito di un accordo non formale tra Pechino e Washington.

Quindi, ciò che è un’eccessiva offerta basata su una tech chimera, finora accettata passivamente nonostante cifre insostenibili, viene ancora una volta distorta tramite la coperta di sicurezza della guerra commerciale. E se davvero Nvidia fosse accusata di fornire tecnologia letale al nemico russo, quali sarebbero le conseguenze per le sue valutazioni? E se la Cina, in nome dell’economia reale, iniziasse un severo programma di controllo e verifica, scatenando un sorta di effetto Jack Ma sull’intero settore?

Se le minacce diventassero reali restrizioni sulle forniture esterne di componenti essenziali come le terre rare, quanto del falso allarme macroeconomico legato alle sanzioni si trasformerebbe in una rivalutazione quasi immediata, influenzando sia i livelli di VaR degli asset nei bilanci sia le coperture e le previsioni di crescita legate alle politiche economiche dei vari stati nazionali? Forse è per questo che negli ultimi dieci giorni, il ministro Giorgetti ha diffuso un messaggio di realismo in vista della presentazione del Def?

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In questo contesto, appare essenziale una riflessione. Perché se un simile approccio dovesse dimostrarsi reale e non puramente ipotetico, il paradigma che ha sostenuto il mercato per trimestri potrebbe crollare. E con il rendimento del decennale statunitense tornato al 4,41% in una settimana, lo stesso periodo che grazie all’effetto Teheran lo aveva visto scendere dal 4,50% al 4,24%, tutto sembra indicare una rappresentazione scenica. Ma non più fine a se stessa. C’è una strategia di fondo. Perché Donald Trump con le sue lettere ha colpito bersagli specifici.

Il Giappone, insieme alla Corea del Sud, destinatario della lettera che annunciava dazi del 25%, devastanti per l’industria automobilistica giapponese, ha visto esplodere il rendimento del titolo di Stato a 30 anni al 3,103% nelle prime contrattazioni di ieri. Un livello che ha spinto la Bank of Japan a annunciare la fornitura di collaterale in dollari a partire dal 10 luglio, su base quotidiana.

Si ripresenta lo stesso scenario del 5 agosto 2024, la crisi del carry trade tra yen e dollaro in pieno calo di volumi estivi. Out of the blue. E che, con i suoi massicci disinvestimenti su quell’arbitraggio che genera liquidità a basso costo per gli investimenti a Wall Street (prendo in prestito in yen a tassi irrisori e utilizzo il capitale per investimenti in asset denominati in dollari), spaventò il mondo. E, casualmente, a settembre armò la mano della Fed con un inaspettato taglio di 50 punti base del tasso di interesse.

La sceneggiatura del sequel sembra già scritta. Ma attenzione, perché nel copione si è inserita la Cina con l’uscita enigmatica di Xi Jinping. E Pechino non ha il profilo di un attore non protagonista.

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