DAZI E RISCHIO CINESE: Come l’UE Affronta la Pressione di Trump sulla Fed

La decisione della Fed sui tassi la prossima settimana non è scontata. L’industria europea deve prestare attenzione alla minaccia commerciale cinese

Si avvicina il momento in cui la Federal Reserve dovrà prendere importanti decisioni sulla politica monetaria, previste per la prossima settimana. Di recente, il Presidente Trump ha rinnovato le sue richieste per un abbassamento dei tassi di interesse, e i dati più recenti relativi all’occupazione e all’inflazione di maggio sembrano offrire lo spazio per una tale mossa.



Domenico Lombardi, Professore di politiche economiche e governance dell’Eurozona presso la Luiss e direttore dell’Policy Observatory, commenta: «I dati sull’inflazione di maggio mostrano un rallentamento nell’incremento dell’indice dei prezzi al consumo, che è aumentato solo dello 0,1% rispetto ad aprile, al di sotto delle aspettative del mercato. A titolo di confronto, il dato di aprile registrava un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente. In generale, il tasso annuo di maggio si è fermato al 2,4%, non troppo lontano dall’obiettivo di medio termine del 2%».



Tuttavia, secondo Lombardi, «sarebbe errato dedurre che questi dati recenti influenzeranno significativamente la riunione del comitato direttivo della Fed prevista per la prossima settimana».

Potrebbe la Fed decidere di non modificare i tassi?

Le aspettative di un approccio cauto sono alimentate dal fatto che l’andamento dell’indice dei prezzi non sembra ancora risentire dell’impatto delle tariffe già applicate, annunciate o semplicemente minacciate, dato che i rivenditori americani hanno recentemente accumulato beni stranieri per eludere, almeno nel breve termine, le nuove tariffe. Inoltre, l’inflazione è rimasta costantemente alta, ben sopra l’obiettivo, negli ultimi quattro anni, il che giustifica un ulteriore atteggiamento di prudenza da parte dell’ente monetario. L’incontro sarà comunque cruciale per comprendere le aspettative dei membri del Fomc sull’evoluzione imminente dei prezzi e quindi dei tassi di intervento.

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Perché la Casa Bianca insiste tanto per un taglio dei tassi? Qual è il ruolo che la Fed dovrebbe giocare nella strategia di Trump e dei suoi consiglieri?

La pressione sulla Fed rimane forte, con il Presidente Trump che ha sollecitato una riduzione dei tassi di un intero punto percentuale. L’anno scorso, la Fed ha effettivamente tagliato i suoi tassi di un punto percentuale, ma in tre occasioni separate, con tagli di 25 punti base e una volta di 50. L’Amministrazione è consapevole che l’aumento dell’incertezza derivante dalle aspettative su misure restrittive, nonché l’impatto diretto di tali misure, stanno rallentando la crescita, una contrazione che la Federal Reserve ha stimato in circa due punti percentuali per gli USA tra quest’anno e il prossimo, e di un punto percentuale per l’economia globale nello stesso periodo. Di conseguenza, c’è la necessità di allentare le condizioni monetarie per mitigare l’effetto recessivo.

La Cina sembra avviarsi verso una nuova fase di deflazione. Questo fenomeno può essere pericoloso o invece vantaggioso per gli Stati Uniti e l’Europa?

La sovracapacità produttiva cinese è strutturalmente eccessiva rispetto ai nuovi equilibri dell’economia mondiale, che prevedono una crescente divisione basata su blocchi geopolitici. Le misure restrittive verso l’export cinese negli Stati Uniti stanno intensificando questa tendenza già presente nell’economia globale. Più severe saranno le restrizioni americane all’import dalla Cina, maggiore sarà la probabilità che i produttori cinesi inondino i mercati europei con prezzi competitivi, creando ulteriori difficoltà per i produttori europei.

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Dopo il taglio della scorsa settimana, è possibile che la BCE riduca ulteriormente i tassi a luglio o li manterrà invariati almeno fino a settembre?

La scorsa settimana, la BCE ha indicato che il ciclo di riduzione dei tassi ha raggiunto una fase di pausa, soprattutto se l’andamento inflazionistico dovesse mostrare ulteriori segni di stabilizzazione. Ulteriori riduzioni potrebbero avvenire solo in un contesto di significativo aumento dell’incertezza e di peggioramento delle prospettive di crescita per l’Eurozona.

Raccomandazioni diffuse recentemente dalla Commissione europea suggeriscono all’Italia di incrementare le spese per la difesa. Il nostro Paese dovrebbe, come altri 15 hanno fatto, richiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità, concessa per questo tipo di spese? Se sì, quali sarebbero le conseguenze?

L’aumento delle spese per la difesa non è praticabile nei modi e tempi proposti dalla Commissione, poiché comprometterebbe la stabilità macroeconomica del governo, che continua a ricevere significativi riconoscimenti dai mercati internazionali – riconoscimenti che finora hanno portato a una notevole riduzione dello spread tra i Btp e i Bund, a livelli mai visti stabilmente negli anni recenti. È importante riconoscere che il governo Meloni ha cambiato le dinamiche nella trattativa fiscale con Bruxelles. È ora l’UE a spingere per un allentamento della politica fiscale italiana…

Non ritiene che la Commissione europea dovrebbe permettere l’uso di questa clausola anche per altre spese o investimenti che possono essere cruciali in questo periodo, date le difficoltà dell’industria e i prezzi energetici?

Concordo sulla necessità di un approccio più flessibile per non penalizzare eccessivamente gli investimenti. Tuttavia, per l’Italia è necessario un ulteriore livello di prudenza a causa del pesante debito ereditato. Sono fiducioso che l’Italia, come ha sempre fatto, rispetterà i suoi doveri di fondatrice dell’Unione. Ciò avverrà, però, seguendo tempi e modi coerenti con l’interesse nazionale, e non per accontentare le richieste altrui. Capisco che questo possa essere scomodo per alcuni sia in Italia che in Europa.

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(Lorenzo Torrisi)

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