EUROPEI PARASSITI: Trump Ne Ha Bisogno, Non Li Lascia alla Russia!

Uno degli argomenti più discussi durante la presidenza di Trump riguarda i dazi doganali. Un esempio chiaro è il suo commento su Truth il 13 marzo, dove affermava: “L’Unione Europea rappresenta uno dei sistemi fiscali e tariffari più severi e oppressivi del mondo… è stata fondata esclusivamente per sfruttare gli Stati Uniti”. In aggiunta, recentemente ha etichettato gli europei come “parassiti”, basandosi sulle rivelazioni politiche trapelate dalle discussioni dei vertici dell’amministrazione, che includevano anche piani riguardanti lo Yemen.



Oltre agli aspetti più pittoreschi, i dazi rappresentano una strategia economica perfettamente in linea con la nuova direzione politica di Trump. Per comprendere il concetto di dazio negli USA, si può consultare Il sistema nazionale dell’economia politica di Friedrich List, un testo fondamentale che esplora la funzione educativa dei dazi. Per approfondire la loro applicazione, i lavori del premio Nobel Joseph Stiglitz, in particolare La globalizzazione che funziona, descrivono dettagliatamente le barriere tariffarie e non che gli USA criticano in altri paesi, ma che hanno sempre implementato per proteggere il proprio mercato.



In questo scenario, anche se Trump ha una posizione unica, nessuno dei suoi predecessori avrebbe agito diversamente, anche se forse non avrebbero optato per un aut-aut così rigido tra dazi e ritiro dalla NATO in cambio di riarmo.

I dati storici spiegano il motivo. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli USA detenevano il 50% del PIL globale, oggi si attesta sotto il 30%, con UE e Cina intorno al 15%, e la Cina focalizzata principalmente sull’esportazione. Le risorse sono aumentate, ma sono divise in porzioni più grandi. Quando nel 1944 a Bretton Woods fu introdotta la convertibilità del dollaro in oro a un tasso fisso, la FED possedeva il 70% delle riserve auree mondiali. Nel 1971, sotto la presidenza di Nixon, quando fu abbandonata tale convertibilità, le riserve erano scese al 40%. Obama interruppe la pubblicazione di ulteriori statistiche quando le riserve raggiunsero il 10%.

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In quelle circostanze, gli USA dovevano bilanciare quattro necessità in un gigantesco gioco di potere: smaltire un eccesso di produzione interna, sia agricola che industriale; assistere l’Europa nella ricostruzione immediata, sia gli alleati impoveriti dalla guerra sia i vecchi nemici devastati; prevenire la diffusione del comunismo in Europa; e difendere il continente dalla minaccia sovietica.

Con il Piano Marshall, i primi tre problemi furono risolti. Circa 13 miliardi di dollari furono investiti in Europa, e i beneficiari utilizzarono questi fondi per acquistare beni americani a prezzi concordati, spesso elevati, generando un notevole effetto leva keynesiano su entrambe le sponde dell’Atlantico, liberando gli USA dal loro surplus senza causare inflazione. Questo fu l’innesco del boom economico, specialmente in Germania e Italia, mentre a Est si manifestavano tutti i problemi dei regimi comunisti.

L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) risolse il quarto problema, stabilendo rapidamente una deterrenza militare che l’Europa non avrebbe potuto ottenere in tempi brevi.

Oggi le circostanze sono mutate, e gli USA non possono più permettersi di impegnarsi come in passato senza rischiare l’implosione del proprio sistema economico. Tuttavia, Trump non può abbandonare l’Europa, data la sua importanza economica e strategica: deve prevenire un’alleanza tra Europa, principalmente la Germania, e la Russia, i principali rivali geopolitici continentali di Washington.

Spetta ai nostri leader adottare contromisure per assicurare le migliori condizioni contrattuali in questo contesto, evitando conflitti e mantenendo una posizione unita come quella ottenuta da Jean-Claude Junker nel 2018 durante il primo mandato di Trump.

È importante anche ricordare che, come il suo predecessore Obama, Trump ha promesso di eliminare il deficit commerciale a tutela dell’industria americana attraverso dazi e sanzioni e di riportare tutti i militari americani a casa. Tuttavia, durante il suo mandato, il deficit commerciale degli USA è peggiorato, passando da 713 miliardi di dollari nel 2016 a 850 miliardi nel 2019. Al termine del mandato, nonostante il ritiro dall’Afghanistan e dall’Iraq, il numero di militari all’estero era aumentato di 2.000 unità in Germania, dimostrando che anche oltreoceano esiste un interesse verso il dominio commerciale e militare sull’Europa.

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Infine, anche se l’opzione del riarmo europeo è considerata, sembra lontana e impraticabile fino alla creazione di un’entità politica europea unitaria. In assenza di questa, rimane un riarmo frammentato e una deterrenza distribuita tra vari attori indipendenti. A differenza di USA, Cina e Russia, che sono entità politiche unite, l’Europa è ancora composta da “dieci piccoli indiani”.

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