BILANCIO UE: Chi Deciderà il Futuro dei Soldi dei Cittadini? Scopri Ora!

Durante la conferenza annuale sul bilancio dell’Unione europea tenutasi martedì, le dichiarazioni di Ursula von der Leyen non hanno ricevuto grande attenzione dai media. La Presidente della Commissione europea ha proposto significative modifiche per il prossimo bilancio dell’UE, previsto per il periodo 2028-2034. Ha suggerito un nuovo metodo di distribuzione delle risorse, erogate in più fasi e basate sull’effettiva realizzazione dei risultati, similmente a quanto fatto con il Next Generation EU. Ha inoltre sottolineato l’importanza di identificare nuove fonti di finanziamento, anche in considerazione della necessità di ripagare i prestiti del NGEU, poiché non è sostenibile gravare eccessivamente sui bilanci nazionali.



Abbiamo intervistato Massimo D’Antoni, professore di Scienza delle finanze all’Università di Siena.

Qual è la sua opinione riguardo alla proposta di Ursula von der Leyen di cambiare il metodo di erogazione dei fondi del bilancio UE agli Stati membri, ispirandosi al modello del Next Generation EU?



Nel suo intervento, la Presidente von der Leyen ha messo in luce alcuni principi chiave: maggiore flessibilità, una selezione più mirata delle priorità finanziarie e un accesso più semplice ai fondi. Ha anche accennato all’idea di legare i finanziamenti ai risultati ottenuti, il che, sebbene possa sembrare attraente, spesso si traduce in un aumento della burocrazia. Questo potrebbe contraddire l’obiettivo di semplificare i processi. Inoltre, è importante non idealizzare eccessivamente la misurabilità dei risultati.


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Potrebbe spiegare meglio?

Ci sono obiettivi meritevoli che non producono risultati immediatamente misurabili. È essenziale non privilegiare solo gli obiettivi quantificabili a scapito di quelli che hanno effetti più lenti e meno visibili, come certi interventi sociali. Un problema del PNRR è stato proprio quello di favorire progetti ad alta visibilità e realizzabili rapidamente, spesso a discapito di iniziative più necessarie e urgenti.

Von der Leyen ha anche parlato della necessità di trovare nuove risorse per il bilancio UE, in quanto i prestiti del Next Generation EU dovranno essere rimborsati e i bilanci nazionali da soli non possono sostenerne il peso. Crede che ciò implichi un errore di valutazione iniziale da parte della Commissione europea riguardo al NGEU? E la questione non è legata anche alle regole del Patto di stabilità?

È difficile affermare se si sia trattato di un errore o di una situazione prevista ma non esplicitamente discussa. Una parte considerevole dei fondi del NGEU era costituita da prestiti che gli Stati avrebbero dovuto restituire, e non era difficile prevedere che alla fine gli Stati avrebbero cercato soluzioni alternative, rendendo il debito comune una scelta attraente.

Il Patto di stabilità gioca certamente un ruolo, poiché le regole fiscali limitano la capacità degli Stati di indebitarsi per ripagare il debito verso l’UE. Tuttavia, indipendentemente dal Patto, non sarebbe stato logico promuovere tale soluzione.

Da dove potrebbero derivare le nuove risorse proprie menzionate dalla Presidente della Commissione europea? Nuove tasse? Emissioni di debito comune?

Dalle sue dichiarazioni, sembra che l’opzione del debito comune sia considerata, ma è probabile che le risorse possano anche provenire da nuove tasse a livello UE, come quelle sulle transazioni finanziarie o sull’economia digitale. Queste potrebbero colpire basi imponibili difficilmente tassabili a livello nazionale. Sarà interessante vedere se seguiranno proposte concrete in questo senso.

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Le parole di von der Leyen non forniscono argomentazioni a chi si opponeva al NGEU e ora al debito comune, nonostante la stessa Presidente spinga in questa direzione?

Al contrario, potrebbe indicare che le resistenze stanno diminuendo. Nel suo discorso, von der Leyen ha evidenziato che ci troviamo in una fase diversa rispetto agli anni pre-pandemici e alle recenti evoluzioni geopolitiche. È difficile non essere d’accordo su questo punto. La questione è se l’UE possieda la leadership e la struttura istituzionale adeguata per affrontare queste sfide in modo unitario.

Oltre a richiedere più risorse per il bilancio UE, non si dovrebbe anche discutere su come queste vengano allocate? La destinazione delle risorse non è indifferente, che si tratti di infrastrutture, difesa o ammortizzatori sociali…

Questo è un punto cruciale. Se l’obiettivo è utilizzare il budget in modo più efficace e orientato agli obiettivi, è fondamentale decidere chi stabilisce tali obiettivi. La maggior parte delle risorse che riceviamo dall’Europa sono fondi che noi stessi forniamo all’UE e che tornano vincolati a specifici obiettivi e procedure definiti a Bruxelles. È essenziale che questi obiettivi riflettano le priorità comuni e le necessità specifiche dei territori destinatari. La questione è chi sia legittimato a prendere queste decisioni politiche, una scelta sulla quale gli elettori dovrebbero avere voce in capitolo. Sfortunatamente, la gestione delle politiche di riarmo ha mostrato come spesso la Commissione tenti di bypassare anche il voto del Parlamento europeo. Temo che anche i recenti discorsi non risolvano il dilemma sul futuro politico dell’Unione.

A quale dilemma si riferisce?

Realisticamente, l’UE può evolvere verso un’unione politica più stretta, che naturalmente richiederebbe una maggiore integrazione fiscale? O dobbiamo accettare che questa ambizione si scontri con ostacoli insormontabili e accettare l’idea di una comunità di Stati fortemente integrati economicamente e capaci di azioni coordinate, ma che mantengono un ampio grado di autonomia nelle decisioni politiche fondamentali?

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(Lorenzo Torrisi)

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