Questo testo serve come un avvertimento critico, una bandiera di pericolo. Data la gravità della situazione, è essenziale articolare ogni dettaglio con precisione e chiarezza, esaminando ogni aspetto passo dopo passo.
La pausa nella tensione della liquidità è stata breve. Gli spread del Sofr a 30 anni, che hanno raggiunto il 90 martedì, indicano una notevole scarsità di collaterali e un rapido deterioramento del credito. A questo si aggiungono i modelli di Term Premium della Federal Reserve di New York, che sono passati da negativi a decisamente positivi, segnalando una richiesta di copertura piuttosto che di duration nel mercato del debito degli Stati Uniti, un fenomeno opposto a quello osservato nel 2020.
Inoltre, il continuo incremento del prezzo dell’oro, come evidenziato dai recenti balzi nei mercati asiatici riaperti dopo le festività, segnala un equilibrio delle riserve dovuto alla diminuita fiducia negli asset denominati in dollari. Uno sguardo agli eventi di martedì e mercoledì a Hong Kong, dove la banca centrale ha dovuto intervenire per sostenere il peg del dollaro locale con quello americano, rivela che stiamo assistendo a un reset della finanza di proporzioni tectoniche.
Tutto questo sta accadendo proprio ora. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato di recente colloqui in Svizzera con i suoi omologhi cinesi e ha dichiarato: If we can take away the credit risk of the US government, interest rate will come down. Rimuovere il rischio di credito è un’ammissione chiara di un problema esistente. Ci sono 7 trilioni di debito da rifinanziare entro la fine dell’anno, che saliranno a 9 trilioni nei prossimi dodici mesi.
Scott Bessent ha parlato per giorni, spesso ignorato, concentrando l’attenzione più sulle dichiarazioni eclatanti della Casa Bianca che sulle sue affermazioni del 30 aprile, quando ha parlato di possibili miglioramenti al programma di riacquisto dei titoli di stato. Lo stesso giorno, parlando con Barron’s, ha suggerito la possibilità che la Casa Bianca potrebbe creare una Fed ombra per soddisfare i desideri del presidente, nominando di fatto il successore di Jerome Powell per influenzare il mercato con dichiarazioni continue.
Il candidato? Kevin Warsh, ex membro del Board of Governors della Federal Reserve dal 2006 al 2011 e, inizialmente, candidato alla successione di Janet Yellen. Ha lavorato con Barack Obama nel periodo post-Lehman e ha studiato a Stanford, Harvard e MIT. Un ragazzo dell’Ivy League. Curiosamente, Donald Trump, nella sua intervista domenicale, ha criticato ancora una volta Jerome Powell, ma ha chiarito di non avere intenzione di rimuoverlo, preferendo una soluzione meno traumatica e forse più efficace.
Proprio martedì, il Tesoro ha annunciato che la Fed ha acquistato 20 miliardi di Treasuries a 3 anni come parte del programma di compensazione Soma. Cosa sta per succedere? Chi sarà il capro espiatorio, l’alibi, il casus belli che permetterà a Scott Bessent di intensificare i riacquisti di Treasuries, mentre qualcuno nell’ombra mette sotto pressione Jerome Powell?
Robert O’Leary di Oaktree Capital Management, in un’intervista a Bloomberg, ha rivelato che oggi sul mercato si assiste a vendite di massa a 50 centesimi sul dollaro, suggerendo che il credito privato potrebbe essere il prossimo problema da affrontare, o come ho scritto prima, il casus belli che il Tesoro USA sta aspettando per entrare in gioco e forzare la mano, piaccia o meno a Jerome Powell.
Qui si configura un delitto perfetto: colpire un settore finanziario ad alto impatto emotivo ma esterno al settore bancario tradizionale, dato che il credito privato si concentra su entità non bancarie. Un metodo alternativo per finanziare le imprese, molto diverso da derivati e swaps, un credito all’economia reale, alle PMI. Che meraviglia.
Tuttavia, ci sono i fondi a cui si prestano questi soldi, a un tasso di interesse superiore a quello dell’obbligazionario tradizionale. Ma se qualcosa va storto, cosa succede? Se già oggi si vende a 50 ciò che è stato pagato 100, significa che qualcosa potrebbe andare molto male, e molto rapidamente. Blocco dei riscatti? Sollevamento di barriere? Un incidente perfetto, circoscrivibile, esterno alle storiche banche, ma assolutamente contenibile da banche centrali e governi pronti all’azione. Ma attenzione: fiammate di questo tipo, seppur rapide, possono distruggere tutto ciò che è intorno in un attimo.
È importante considerare il contesto in cui tutto questo sta accadendo. Basta guardare questi tre strappi, presi rispettivamente dal Wall Street Journal, Financial Times e Bloomberg, tutti pubblicati nell’ultima settimana. Un editoriale sul rischio di esplosione del debito nascosto di swaps e leva, un’accusa agli hedge funds di aver già iniziato un attacco ribassista a quel credito privato che molti stanno già scaricando in modalità di svendita, e il fatto che in questi giorni la Fed stia rivedendo i rating segreti delle banche americane.
Perché esistono anche rating segreti, molto probabilmente più affidabili e forse più allarmanti di quelli pubblici. In tutto questo, un mondo appeso alle parole dei protagonisti di una pantomima sui dazi tanto artefatta quanto strumentale. Non ci credete? Cosa ho scritto lunedì riguardo l’inevitabilità di un intervento immediato della banca centrale cinese? E cosa ha annunciato ieri mattina la Pboc? Uno tsunami di tagli ai tassi e ai requisiti di riserva bancari…
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Alessandro Conti ha conseguito una laurea in ingegneria finanziaria presso il Politecnico di Torino, con una specializzazione in tecnologie finanziarie. Ha lavorato come consulente per diverse start-up fintech e istituzioni bancarie. La sua specializzazione riguarda la regolamentazione dei servizi di pagamento e l’implementazione di soluzioni conformi alle nuove normative europee, in particolare PSD2. Su ComplianceJournal.it, Alessandro condivide le sue conoscenze sulla digitalizzazione dei servizi finanziari e sui rischi emergenti legati alle innovazioni tecnologiche nel settore bancario.