Come sappiamo, ESMA ha sancito un periodo transitorio di 6 mesi per la regolare introduzione dei requisiti inerenti al Codice LEI. L’argomento è abbastanza sentito e lo dimostrano le richieste di informazioni e le domande che stiamo ricevendo, in questi giorni, da molti dei nostri lettori.

Abbiamo raccolto le principali domande e risposte sul codice LEI, grazie anche a ulteriori chiarimenti pubblicati in forma di commento da alcuni dei nostri lettori.

1. È possibile sapere se è obbligatorio se serve solo per operazioni di titoli o anche per il solo conto corrente quanto costa?

Il Codice LEI è necessario ai sensi della Normativa Mifid 2, che è entrato in vigore il 3 gennaio 2018, ai fini di segnalazione delle operazioni effettuate su strumenti negoziati su sedi di esecuzione come MTF e mercati regolamentati. È necessario per le persone giuridiche e altre “legal entity” che hanno un conto titoli aperto presso un intermediario finanziario poiché quest’ultimo deve effettuare la segnalazione con il codice menzionato.

Il Codice LEI è anche necessario ai sensi della Normativa EMIR nel caso di negoziazione in strumenti derivati.

Non è necessario per il semplice conto corrente. Il “fornitore” ufficiale di Codici LEI è Infocamere che può contattare per farne richieste ed avere informazioni sul prezzo.

 

Il bollettino da pagare è di 122 €.

2. Un trust di diritto estero con codice fiscale italiano deve avere il codice LEI se ha un conto titoli presso un intermediario?

Il codice fiscale non è sufficiente. Se sul conto titoli intestato al trust passeranno operazioni su strumenti quotati, l’intermediario è obbligato a richiedere il codice LEI

3. Se una persona giuridica ha nel proprio portafoglio esclusivamente fondi comuni e sicav deve richiedere il codice LEI? Se ha solo polizze di investimento?

Il Codice LEI è necessario per conti amministrati e conti gestiti di persone giuridiche che investono in strumenti finanziari quotati. Fondi e sicav non quotati possono essere detenuti su un conto anche senza codice LEI. In merito alle polizze, stessa considerazione, in linea di massima: dipende se investono in fondi quotati o meno.

Tuttavia, nonostante tale obbligo, operativamente dipende da come ogni intermediario avrà intenzione di agire poiché non è detto che i blocchi all’operatività possano essere inseriti a seconda della categoria di prodotti acquistati: gli intermediari potrebbero apporre un blocco generico all’operatività a quei conti senza codice LEI. 

4. Dal 03/01/2018 le azioni di una Banca di Credito Cooperativo dovranno essere detenute dal socio all’interno di un dossier titoli. È obbligatorio per una Persona Giuridica che comunichi alla BCC il Codice LEI, in questo caso?

È obbligatorio unicamente se tali azioni sono quotate su un mercato regolamentato.

5. Le ONLUS che non sono iscritte alla Camere di Commercio hanno obbligo di acquisire il Codice LEI?

Siccome ricadono nella definizione di legal entity e, quindi, di associazione, come chiarito da ESMA, anche le “Charity”, devono avere un codice LEI.

In ogni caso, Infocamere prima di procedere al rilascio del Codice LEI, verifica che esso sia compatibile con il tipo di forma giuridica



6. Sono un professionista non iscritto ad alcun albo. Ho un unico conto corrente presso Fineco con cui gestisco la mia attività professionale e quella privata (inclusa la normale operatività sul conto titoli). Fineco mi obbliga alla richiesta del LEI ma ritengo di non essere persona giuridica (legal person). Chi ha ragione?

Le banche richiedono il Codice LEI solo alle persone giuridiche che operano i titoli. Se lei è un professionista, risulta certamente iscritto alla Camera di Commercio. Tuttavia, dovrebbe avere l’obbligo di comunicare alla Banca il Codice LEI solo se effettua operazioni con strumenti finanziari con dossier titoli intestato alla persona giuridica, non a lei come persona fisica. 

Il Financial Stability Board (FSB, cfr. Statement del 30 settembre 2015) ha affermato che gli “individuals acting on a business capacity” – se iscritti in un business register – sono eligible ai fini LEI (qui trova il documento completo).

Pertanto, la sua banca ha applicato correttamente quanto indicato. Tuttavia, si è in attesa di un chiarimento da parte del GLEIF, l’ente sovranazionale che gestisce l’archivio dei codici LEI, sull’interpretazione di tale norma, al fine di poter comprendere se fosse sufficiente il codice fiscale.

Se Fineco le ha chiesto il codice LEI, sarà in considerazione del fatto che utilizza il suo conto titoli per investimenti ai fini della sua attività professionale e, stando alle interpretazioni ad oggi presenti, la linea di condotta è corretta.

7. Sono il legale rappresentante di una onlus. Facciamo solo attività istituzionale e usiamo solo il conto corrente on-line per l’operatività. Siamo obbligati a richiedere il codice LEI (che ci farebbe avere dei costi inutili che non rientrano nelle nostre finalità)? Oppure possiamo non farlo e avere solo il conto per le operazioni di prelievo e bonifici e per ricevere i pagamenti dai comuni?

Per il solo conto corrente, dove non transitano operazioni in strumenti finanziari quotati, non serve il Codice LEI.
Se, invece, avete un conto titoli amministrato, generalmente le istituzioni finanziarie richiedono il Codice LEI anche per le associazioni. Come già specificato, gli orientamenti sulle associazioni sono alquanto definiti.

8. Ho una ditta individuale che non opera nei mercati finanziari. Utilizzo il conto corrente per le spese varie, pagamenti, bonifici: devo attivare il codice LEI?

Il Codice LEI serve unicamente in caso di investimenti in strumenti finanziari quotati, non per il classico conto corrente.

9. Sembra chiaro che il vero scopo non sia di migliorare la stabilità del sistema finanziario internazionale (come farà la piccola azienda o il professionista che investe piccole somme a mettere in pericolo il sistema investendo i suoi risparmi su azioni quotate?).
Questa normativa si applica solo ai Paesi europei e, se sì, solo a quelli all’interno della UE? Oppure si applica a tutto il mondo?

La richiesta del codice LEI deriva dall’obbligo di transaction reporting unificato verso l’autorità europea Esma.
Tale obbligo deriva dalla necessità di centralizzare l’archivio di tutte le transazioni in strumenti finanziari quotati, in modo da poter tenere sotto controllo eventuali fenomeni di abusi di mercato o informazioni privilegiate che distolgono la concorrenza sui mercati finanziari.
Pertanto, l’obiettivo finale è quello della stabilità. Il piccolo risparmiatore che investe in azioni è un investitore a tutti gli effetti: infatti le azioni sono strumenti rischiosi e volatili.
Questi obblighi valgono per tutti gli intermediari che operano nello spazio economico europeo su strumenti quotati su mercati europei.