I mercati potrebbero stabilire nuovi record, ma è cruciale monitorare le azioni della Fed e osservare attentamente la Cina
Man mano che i giorni passano, aumenta il rischio di cadere nella cosiddetta sindrome dell’orologio guasto, che segna l’ora esatta almeno due volte al giorno. Dopo il minimo di aprile, l’Standard & Poor’s ha registrato una crescita del 30%, inviando segnali di esaurimento secondo le metriche pre-Trump. Tuttavia, ogni potenziale problema viene messo da parte, e il mercato azionario continua a infrangere record giornalieri.
La questione dell’accordo commerciale tra UE e USA è stata inglobata in un quadro di ottimismo pavloviano, specialmente dal punto di vista europeo, nonostante le condizioni restrittive accettate, che difficilmente meriterebbero celebrazioni. Quindi, cosa fare e come interpretare gli eventi attuali?
Per iniziare, alcune cifre per delineare drasticamente la situazione di Wall Street e il suo impatto magico sull’Occidente. Eviterò di pubblicare grafici, poiché con l’intelligenza artificiale è sufficiente inserire le parole chiave per confermare in tempo reale i numeri che sto per illustrarvi. Ormai, molteplici indicatori sembrano segnalare chiaramente una tendenza che potrebbe perdere brillantezza in qualsiasi momento, sicuramente non immediatamente, ma probabilmente nel giro di poche sessioni.
L’Indicatore Buffett (rapporto tra il valore di mercato delle azioni americane e il PIL) ha superato il 200%, un livello che Warren Buffett descriveva così: “Se il rapporto si avvicina al 200%, come nel 1999, stai giocando con il fuoco”. La massa monetaria M2 degli Stati Uniti, che ha raggiunto il record di 22 trilioni di dollari, solleva molte questioni sulla pressione esercitata dalla Casa Bianca e dal mercato sulla Fed, in vista della riunione monetaria di oggi e domani, mentre il debito di margine, che a giugno ha superato per la prima volta 1 trilione di dollari, indica un rischio e una leva finanziaria eccessivamente estesi.
La ratio Shiller P/E a 38.97 segnala un livello che in passato è stato superato solo durante la bolla del 1999-2000. E il fatto che il mercato stia ignorando completamente gli utili nella sua valutazione del rischio è un ulteriore campanello d’allarme, soprattutto per aziende come Nvidia, che con un market cap di 4 trilioni sostengono l’intero sistema con un rapporto di espansione del multiplo degli utili per azione intorno a 40x.
E questa è la settimana delle trimestrali dei colossi tecnologici. Tutti i grandi nomi del settore presenteranno al mercato il loro assortimento di unicorni, preparando il terreno per nuovi record. E in questo contesto, è necessario prestare ancora più attenzione. Infatti, dopo l’ultimo rally, il settore tecnologico rappresenta ora il 44% dello Standard & Poor’s 500, il massimo storico, letteralmente raddoppiato dal 2018 ad oggi, e superiore al 35% raggiunto durante la prima bolla tecnologica del 1999-2000. Un andamento che ricorda quello del biennio che segnò l’inizio della finanziarizzazione sfrenata.
Il contesto di tutto ciò? È principalmente politico. L’azione di “caos organizzato” della Casa Bianca pone questo ossimoro diplomatico come base di un rally completamente scollegato da ogni metrica o fondamento. E si alimenta solo dalla capacità della Casa Bianca di gestire senza traumi i suoi clamorosi “stop-and-go” e le sue inversioni a U. L’unica vera certezza è il “Taco trade”. E quell’inganno, quel segreto di Pulcinella, sostiene i numeri che ho appena elencato.
Solo ieri, fresco di un accordo con l’Europa che ha dominato le prime pagine, ecco che Washington annunciava un ulteriore rinvio di 90 giorni per l’entrata in vigore delle tariffe reciproche con la Cina. Ma non solo. Anche la rimozione dei controlli sull’export tecnologico verso la Cina continentale, al fine di garantire un accordo. Almeno secondo il “Financial Times”.
Quindi, cosa aspettarsi? Paradossalmente, è importante prestare attenzione a quanto accadrà domani sera. L’attesa per il tanto atteso taglio dei tassi da parte della Fed potrebbe trasformarsi in un “tantrum” piuttosto che in un “pivot” per le azioni. Una “sindrome di Bernanke” indotta politicamente dall’infinita disputa tra il buon poliziotto e il cattivo poliziotto tra Trump e Powell potrebbe generare l’errore di politica più imprevedibile ma anche gestibile di sempre.
E riattivare completamente il meccanismo di supporto del prestatore di ultima istanza. Data la situazione del TGA, il conto corrente federale che finanzia le spese governative ordinarie, ora esaurito, che il Tesoro dovrà rifornire.
Come? Emettendo debito. Che i Primary Dealers dovranno acquistare, dirottando così la liquidità dalle azioni. E la doppia mossa di “appeasement” di Donald Trump verso la Cina, praticamente ignorata dai media, parla chiaramente la lingua di un azzardo finanziario statunitense che ora sembra essere entrato in un territorio in cui il controllo dei rischi non garantisce più assoluta sicurezza. Quei numeri poc’anzi elencati sono ormai dadi da lanciare.
In particolare, il settore tech, dato il suo peso esorbitante sull’indice di riferimento. E la sua capacità di innescare un secondo “Black April” in piena estate e con bassi volumi di trading.
Mentre il mondo sembra impazzire attorno a percentuali e tariffe casuali, il silenzio della Cina è assolutamente assordante. Così come le posizioni politiche relative alla gravità sistemica del fallimento dei colloqui tra Pechino e Bruxelles la scorsa settimana.
Infine, attenzione alle tempistiche portate dalla Fed. Dopo il consiglio di oggi e domani, il prossimo incontro per le decisioni di politica monetaria sarà il 16-17 settembre, intervallato solo dall’incontro di Jackson Hole del 21-23 agosto.
Un appuntamento che di solito viene utilizzato per delineare le linee guida fino alla fine dell’anno. Se dovesse diventare il teatro di un annuncio/intervento non programmato, significherà che il mercato avrà già preso una direzione opposta. E piaccia o no, il timone sarà nelle mani di Pechino.
Perché, nonostante la retorica trionfante, è stato Donald Trump a offrire ieri un duplice ramoscello d’ulivo a Xi Jinping. E non il contrario. Nonostante una Wall Street che sembra in grado di dominare e conquistare il mondo. Con debito e leva finanziaria. E la Cina lo sa bene.
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Alessandro Conti ha conseguito una laurea in ingegneria finanziaria presso il Politecnico di Torino, con una specializzazione in tecnologie finanziarie. Ha lavorato come consulente per diverse start-up fintech e istituzioni bancarie. La sua specializzazione riguarda la regolamentazione dei servizi di pagamento e l’implementazione di soluzioni conformi alle nuove normative europee, in particolare PSD2. Su ComplianceJournal.it, Alessandro condivide le sue conoscenze sulla digitalizzazione dei servizi finanziari e sui rischi emergenti legati alle innovazioni tecnologiche nel settore bancario.