Questo è uno degli articoli che, nella mia carriera professionale, potrebbe fare a meno di parole. Sono completamente superflue.
Non solo perché potrebbero trasformarsi in un maremoto di nozioni già discusse per mesi, ma perché abbiamo raggiunto un punto cruciale.
Osservate questa immagine, apprezzate questo strappo. Alla luce delle mie continue discussioni sulla situazione giapponese, dal Qe infinito al controllo della curva dei rendimenti, passando per l’helicopter money fino al cambio dollaro/yen e i rischi di un nuovo devastante smobilizzo del carry trade seguito al precedente del 5 agosto, c’è davvero bisogno di altri commenti da parte mia?
Recentemente, il primo ministro giapponese ha dichiarato impossibile un taglio delle tasse, citando una situazione finanziaria del Paese peggiore della Grecia. Ha usato proprio queste parole. Il vaso di Pandora è stato aperto. Il declassamento del rating degli USA da parte di Moody’s ha colpito nel segno.
Vi invito a guardare un’altra immagine che mostra l’andamento dei rendimenti obbligazionari decennali dei principali Paesi alle 11:30 di ieri. Quanto tempo potranno resistere i bilanci di fronte a una tale situazione? Quali livelli di VaR si potevano prevedere di fronte a un disastro simile, con il Treasury a 30 anni degli USA che supera il 5% in un battito di ciglia, nonostante le discussioni generali fossero focalizzate solo su dazi e tariffe? E perché allora il debito globale sta letteralmente esplodendo?
E attenzione, alla luce del rendimento mostrato, dopo Moody’s e l’ammissione di impotenza del primo ministro giapponese, oggi la Rba australiana potrebbe sorprenderci, se fosse tanto audace da tagliare i tassi invece di aumentarli di almeno 50 punti base. Quando dicevo che coloro che ripetutamente chiedevano alle banche centrali di abbassare i tassi erano irresponsabili o ignoranti, mi sbagliavo? Ecco la situazione attuale.
Se incontrate un economista che sostiene che il debito pubblico non esiste perché si può neutralizzare stampando denaro, e che propone l’autarchia finanziaria giapponese come soluzione a ogni problema di spread, mostrategli quest’articolo e quelle immagini. Pensavate che il downgrade di Moody’s fosse una mossa politica, dato che il debito degli USA è cresciuto in modo insostenibile durante gli anni della Bidenomics, ma è stato annunciato sotto Trump? Moody’s ha fatto un favore alla Casa Bianca, al Tesoro e quindi anche a Wall Street e, in un certo senso, persino all’America di Main Street.
Le briciole del futuro Qe cadranno nuovamente dal tavolo. Ma, probabilmente, non saranno abbondanti come nei programmi pandemici che avevano gonfiato i conti correnti trasformando Mr. Smith in Bud Fox sulle piattaforme di trading al dettaglio. Volete un grafico decisivo, un’immagine da appendere sul frigorifero con un post-it come promemoria futuro?
Eccolo: l’America deve superare il 2025. Questa è la priorità assoluta, e completamente bipartisan. Ci sono 7 trilioni di dollari di debito da rifinanziare entro fine anno, che diventeranno 9 nei prossimi 12 mesi. Solo allora potremo tirare il fiato.
Ma attenzione, rifinanziare debiti emessi con un Qe al 2% ai tassi attuali è come dichiarare bancarotta. La famosa insostenibilità citata da Moody’s. È necessario schiacciarli. E dato che tutte le banche centrali occidentali (inclusa quella giapponese, ovviamente) stanno tagliando i tassi ripetutamente, ma ottenendo solo un effetto placebo di breve durata sui rendimenti, quale potrebbe essere l’opzione se non quella estrema? Ovvero, acquisti massicci come mai visti prima.
Perché questa volta, a differenza del passato, la logica dell’emergenza e della durata limitata può essere non solo adottata ma anche rispettata. Fed e Tesoro possono lanciare una politica espansionista e giurare su tutti i loro cari fino al terzo grado di parentela che questa finirà il 31 dicembre, o magari anche il 30 novembre. Perché l’importante è superare il 2025. L’importante è riportare rapidamente sotto il 4% il rendimento decennale. Per non parlare del Treasury a 30 anni.
Tutto ciò che accadrà, dalle pantomime in stile dazi a ogni possibile mossa che, ad esempio, generi un squeeze sull’euro/dollaro per rimpatriare dollari, sarà da collegare esclusivamente a questa priorità. Conta solo quel grafico. Contano solo i prossimi 6 mesi.
Il problema? Stavolta i mercati si sono ripresi ancora più velocemente rispetto al post-Covid, tanto che il Nasdaq è passato da oversold a overbought in meno di un mese, periodo in cui l’indice Vix è sceso da oltre 40 a meno di 20. E tutto ciò senza il diluvio di stimmy money che la Fed e il Tesoro avevano distribuito nel 2020-2021. Ma avendo giocato la carta politica della guerra commerciale. Ora tocca alla tipografia Lo Turco. Ma si parte con un grande svantaggio. Una partita a golf dove si rischia di finire nel bunker. E di restarci.
A chi vi dice che va tutto bene, perché Cina e USA hanno trovato un accordo o perché Wall Street è ripartita a tempo di record, sta solo mentendo. Per ignoranza o per convenienza, non è dato sapere. A chi continua a dire che il debito non esiste o si sterilizza stampando, andrebbe sospesa l’agibilità politico/intellettuale fino a nuovo ordine. Perché sta giocando con una bomba a mano senza spoletta. La ragione? Di fronte all’inevitabilità di un nuovo ciclo ultra-espansivo, dove pensate che volerà l’inflazione? Esatto, esattamente nella direzione opposta al vostro potere d’acquisto.
Pensate che il governo abbia risorse sufficienti per nuovi sostegni? O che possa creare nuovo deficit senza offrire qualcosa in cambio?
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Alessandro Conti ha conseguito una laurea in ingegneria finanziaria presso il Politecnico di Torino, con una specializzazione in tecnologie finanziarie. Ha lavorato come consulente per diverse start-up fintech e istituzioni bancarie. La sua specializzazione riguarda la regolamentazione dei servizi di pagamento e l’implementazione di soluzioni conformi alle nuove normative europee, in particolare PSD2. Su ComplianceJournal.it, Alessandro condivide le sue conoscenze sulla digitalizzazione dei servizi finanziari e sui rischi emergenti legati alle innovazioni tecnologiche nel settore bancario.