Di fronte a numerose segnalazioni di vendita di diamanti da investimento da parte di società specializzate che operano tramite propri siti web ma anche attraverso sportelli bancari, la Consob ha avviato una collaborazione con la Banca d’Italia e con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato al fine di verificare la corretta operatività da parte degli intermediari.

In data 31 gennaio, l’Autorità di Vigilanza pubblica sul suo sito web un Comunicato in cui ricorda che, in tali casi, occorre applicare quanto previsto dalla “Comunicazione n. 13038246” del 6 maggio 2013, che definiva gli elementi costitutivi della fattispecie dell’offerta al pubblico in tre punti:

  • l’attività deve avere ad oggetto “prodotti finanziari”;
  • è necessaria la presenza di una comunicazione volta a far acquistare o sottoscrivere un determinato prodotto finanziario, contenente quantomeno caratteristiche e condizioni essenziali dello stesso;
  • l’offerta deve essere rivolta al pubblico residente in Italia.

Con riferimento alla nozione di “prodotto finanziario”, la Consob chiarisce che per ogni altra forma di investimento di natura finanziaria si devono intendere le proposte di investimento che contengono la presenza di tre elementi contemporaneamente:

  • impiego di capitale;
  • aspettativa di rendimento di natura finanziaria;
  • assunzione di un rischio direttamente connesso e correlato all’impiego di capitale.

Nella Comunicazione, che rispondeva ad uno specifico quesito, avendo l’acquirente del diamante il pieno diritto di godere e disporre del bene e la facoltà o di rivenderlo o di utilizzarlo in altri modi, l’eventuale provento percepito dalla sua alienazione non poteva essere considerata circostanza sufficiente per considerare “rendimento di natura finanziaria” l’eventuale apprezzamento del bene.

Ciò che invece deve essere considerato rilevante ai fini dell’individuazione dell’investimento di natura finanziaria è piuttosto l’effettiva e predeterminata promessa, al momento della sottoscrizione del contratto, di un rendimento collegato al bene.

In sostanza, la vendita di un bene materiale come i diamanti può assumere caratteristiche di offerta simili a quelle di un prodotto finanziario se, ad esempio, include promesse di rendimento, obblighi di riacquisto, realizzazione di profitti ovvero vincoli al godimento del bene. Il caso è emerso sulla stampa alla fine del 2016, quando alcune testate avevano ipotizzato che degli istituti finanziari stessero spingendo sui diamanti da investimento senza fornire prospetti informativi per la valutazione dei rischi, e chiedendo prezzi molto elevati rispetto al listino internazionale.

A tal proposito, la Consob ricorda che la disciplina di trasparenza e correttezza sui servizi di investimento e della pubblicazione dei prospetti informativi non è in realtà applicabile alla vendita di diamanti o di altri beni materiali, anche se la vendita viene effettuata tramite il canale bancario.

In ogni caso, nel Comunicato di gennaio, sottolinea l’importanza di informare i clienti su quali possano essere i rischi non immediatamente percepibili e legati all’acquisto di tali beni, raccomandandodiamanti come investimentodiamanti come investimento di astenersi dall’effettuare le proposte commerciali se non vi è una adeguata comprensione del contratto.

Mercato dei diamanti non molto trasparente

Il mercato dei diamanti non risulta particolarmente trasparente: non esiste una contrattazione continua che ne fissa il prezzo su un mercato regolato e il loro prezzo è condizionato dall’aumento o diminuzione delle produzioni nelle miniere, controllate da poche multinazionali.

Nonostante ciò, la crisi economica, i bassi rendimenti, la volatilità delle Borse hanno favorito un incremento nell’uso delle pietre preziose come bene rifugio o come investimento. Secondo la Intermarket Diamond Business, il mercato in Italia vale 230 milioni di euro, circa il 20% del mercato dei diamanti da investimento a livello globale e le vendite tramite il canale bancario sarebbero aumentate del 20% dal 2014 a fine 2015.