Secondo alcuni gruppi che rappresentano gli Expat degli USA, la FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) avrebbe avuto l’effetto involontario di danneggiare gli statunitensi che vivono all’estero, in quanto molte istituzioni finanziarie straniere, nel tentativo di implementare la normativa limitando il più possibile i rischi, avrebbero negato loro i propri servizi finanziari. Gli effetti collaterali, anche se non intenzionali, sembrano essere notevoli.

La normativa fu introdotta a firma del presidente Obama nel 2010, nel tentativo di combattere inadempimenti di tipo fiscale, utilizzando conti off-shore. Sin dalla guerra civile nel 19° secolo, i cittadini statunitensi devono presentare le dichiarazioni fiscali sui loro guadagni indipendentemente dalla residenza. Questo può avere come effetto negativo quello della doppia tassazione ed è il motivo per cui la maggior parte dei Paesi nel mondo evita il modello della tassazione citizenship based.

L’obiettivo primario della FATCA è una comunicazione annuale all’autorità fiscale statunitense (IRS, Internal Revenue Service), contenente tutti i rapporti che siano di proprietà di contribuenti statunitensi al di fuori degli Stati Uniti d’America.

Si chiede poi di applicare una ritenuta alla fonte del 30% sui pagamenti di origine statunitense corrisposti a clienti che non forniscono le informazioni sulla loro residenza fiscale (detti recalcitrants), nonché a intermediari esteri che sono localizzati in un Paese non firmatario di un accordo intergovernativo (IGA) e che non sottoscrivono singolarmente e autonomamente un FFI Agreement (istituzioni finanziarie non partecipanti).

A quali strumenti finanziari si applica la FATCA

La FATCA si applica a conti correnti e strumenti finanziari, comprese pensioni, partecipazioni ed altro, tutto ciò che possa essere oggetto di tassazione. L’obiettivo della legge è davvero ampio: scoraggiare le evasioni fiscali off-shore attraverso maggiore trasparenza, il miglioramento della comunicazione ed elevate sanzioni. Infatti, le multe in caso di inadempimento possono arrivare fino al 30% dei rapporti della banca nei confronti degli USA.

Al fine di avere accesso ad un numero così enorme di conti e rapporti in numerosi Paesi, la FATCA deve necessariamente avere portata globale ed ottenere la collaborazione da parte di tutti le istituzioni finanziarie, ma anche dei Paesi in cui queste operano.

Pertanto, gli Stati Uniti hanno posto in essere accordi governativi (IGA, Intergovernmental Agreement) con un numero elevato di Paesi. Tali IGA rendono obbligatorie per tutte le istituzioni finanziarie la raccolta e la segnalazione delle informazioni bancarie e fiscali all’autorità fiscale nazionale, che li trasmette a sua volta all’IRS, o direttamente all’IRS, a seconda della tipologia di IGA sottoscritto.

La lista pubblicata dall’IRS include ad oggi 88 Paesi, di cui 61 che hanno implementato l’accordo, 21 che lo hanno firmato, ma non ancora in force. Tra i primi, l’Italia ha optato per la sottoscrizione dell’accordo intergovernativo.

In altri Paesi, 26, sono stati sottoscritti degli “agreements in substance”, che consentono di avere più tempo per finalizzare l’IGA.

Le sanzioni pesanti stanno spingendo molti Paesi a firmare, come nel caso Associazione delle Banche dei Caraibi (CAB) che esorta i Paesi a firmare velocemente, al fine di evitare ripercussioni negative per le Istituzioni finanziarie iscritte.

Per contro, proprio le richieste articolate della normativa e le elevate sanzioni portano molti istituti finanziari a negare l’accesso ai servizi a cittadini americani, al fine di evitare l’onere degli obblighi di segnalazione e dei potenziali rischi di sanzioni in caso di errori.

Questo significa che molti expat statunitensi non riescono ad aprire un conto bancario, per l’esecuzione delle attività giornaliere.

Perché tanti expats rinunciano alla cittadinanza USA

Alla pubblicazione di alcuni dati da parte del Ministero del Tesoro, in molti hanno ritenuto probabile che la FATCA abbia avuto un impatto sul numero di espatriati che stanno rinunciando alla cittadinanza americana.

Infatti, secondo il Ministero del Tesoro, nel 2015 un numero record di expat ha rinunciato alla cittadinanza: 4.279. Dall’entrata in vigore della normativa nella maggior parte dei Paesi (il 2014) più di 7.000 americani hanno rinunciato alla loro cittadinanza; questa cifra è più alta del numero di americani che ha rinunciato la loro cittadinanza nel periodo dal 2000 al 2009:

expat

A causa dell’incremento esponenziale di tali richieste, lo scorso novembre la tassa per la rinuncia è stata aumentata di circa il 400%, arrivando a $ 2.350.

Una lettera è stato predisposta il 10 ago 2016 dalla American Citizens Abroad (ACA), una associazione che rappresenta i cittadini americani all’estero, chiedendo di introdurre una esenzione in caso di “Stesso Paese”:

ACA developed and presented to Congress, the IRS and Treasury a proposal for Same Country Exemption to alleviate the problem of “lock-out” whereby some Foreign Financial Institutions (FFIs) refuse to do business with Americans because of FATCA reporting. Same Country Exemption would exclude the reporting of accounts owned by Americans abroad where the account is with a Foreign Financial Institution in the same country where the individual is a resident. This would alleviate the filing burden for FATCA on Americans as well as the identification and disclosure of these accounts by the Foreign Financial Institution.

Tale esenzione significherebbe che gli espatriati e le loro banche non sarebbero soggetti agli obblighi di comunicazione supplementari nei paesi in cui risiedono. Un expat sarebbe trattato come un non Americano dall’istituto finanziario ed il soggetto non sarebbe tenuto a comunicare le proprie attività finanziarie sul suo form 8938 IRS “Statement of Specified Foreign Financial Assets”, compilando un modulo più snello.

È ovvio che l’introduzione di tali esenzioni ridurrebbe il livello di trasparenza e allenterebbe i controlli contro l’evasione fiscale, che sono i cardini su cui poggia la FATCA.