La BIS, Bank for International Settlements, monitora l’andamento dell’erogazione del credito rispetto al PIL, alla base del monitoraggio di eventuali andamenti anticiclici (definito come il rapporto credito / PIL nel lungo termine).

I dati di 44 Paesi, forniti dalla BIS e di recente aggiornati (17 settembre 2017), possono avere serie storiche che arrivano anche oltre al 1970. L’indicatore è stato adottato come punto di riferimento, sulla base del framework di Basilea III, per guidare l’accumulo di buffer di capitale in periodi anticiclici. Va tenuto conto che il ratio calcolato dalla BIS potrebbe differire rispetto a quanto calcolato dalle autorità nazionali. Queste dovrebbero, in ogni caso, tener conto di tutte le informazioni disponibili e quindi anche dei dati forniti dalla BIS nelle loro valutazioni per l’impostazione del buffer, che potrebbe aumentare o diminuire nel tempo, in un range compreso tra zero e 2,5%. Le procedure e linee guida per i Paesi sono riportati nel: “Guidance for national authorities operating the countercyclical capital buffer”.

Riportiamo, di seguito, gli andamenti in alcuni Paesi dell’Unione Europea e di altre economie rilevanti, a partire da Marzo 1980:

 

È abbastanza evidente che le curve, soprattutto fuori dall’area UE, possono seguire andamenti molto diversi (i.e.: Giappone versus UK o India).

Descrizione del buffer di capitale per andamenti anticiclici

Il buffer di capitale per andamenti anticiclici è stato introdotto nel dicembre 2010, all’interno del “Basel III: A global regulatory framework for more resilient banks and banking systems”, quadro normativo globale per le banche, che norma gli standard globali sull’adeguatezza e sulla liquidità del capitale.

In una fase di rallentamento, il regime dovrebbe contribuire a ridurre il rischio che la fornitura del credito sia vincolata dai requisiti patrimoniali normativi, compromettendo l’andamento dell’economia reale e provocando riduzioni di credito nel sistema bancario.

In Basilea III, il buffer di capitale anticiclico è calcolato come la media ponderata dei buffer applicati nelle giurisdizioni in cui le banche hanno esposizioni di credito.

It is implemented as an extension of the capital conservation buffer. It consists entirely of Common Equity Tier 1 capital and, if the minimum buffer requirements are breached, capital distribution constraints will be imposed on the bank. Consistent with the capital conservation buffer, the constraints imposed relate only to capital distributions, not the operation of the bank”.

Secondo il regime, che sarà pienamente in vigore a partire dal 1 ° gennaio 2019, le banche devono calcolare e rendere noti i buffer con la stessa frequenza dei requisiti patrimoniali minimi. Nel calcolo del requisito di riserva, devono indicare la ripartizione geografica delle esposizioni creditizie utilizzate per il calcolo del buffer.

In Italia, la Circolare 285/2013 di Banca d’Italia definisce quattro riserve di capitale, di cui due applicabili a tutto il settore, le altre due solo agli enti a rilevanza sistemica:

  • riserva di conservazione del capitale (capital conservation buffer), definito per far fronte a periodi di stress nel breve periodo. Prevede un cuscinetto di capitale al di sopra dei minimi regolamentari del 2,5% per cento di common equity in rapporto all’attivo a rischio. Anche se non si tratta di un innalzamento del livello minimo, gli intermediari che non disporranno delle risorse richieste, dovranno comunque rispettare limiti alla distribuzione dei dividendi e all’attribuzione dei bonus;
  • riserva di capitale anticiclica (countercyclical capital buffer), che verrà attivato dalle autorità nazionali sulla base di valutazioni derivanti dal monitoreranno del credito ed altri indicatori sull’accumulo di rischio sistemico e sull’andamento complessivo dell’economia;
  • riserva per gli enti a rilevanza sistemica globale (global systemically important institution buffer);
  • la riserva per gli altri enti a rilevanza sistemica (other systemically important institution buffer).