Il 10 aprile 2018, i Paesi membri dell’UE hanno firmato una dichiarazione con l’obiettivo di cooperare per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, con particolare attenzione alle questioni sociali, economiche, etiche e giuridiche.

L’Intelligenza Artificiale è già utilizzata quotidianamente dai cittadini e facilita la loro vita personale e professionale. Può anche risolvere o supportare la soluzione di sfide sociali: dall’assistenza sanitaria ai cambiamenti climatici alla migrazione sostenibile.

Cosa si intende per Intelligenza Artificiale?

Sembra che il termine sia stato coniato nel 1956, quando un gruppo di ricercatori in varie discipline, tra cui la simulazione linguistica, le reti neuronali, la teoria della complessità, sono stati invitati a un seminario estivo (il Dartmouth Summer Research Project) sull’intelligenza artificiale, per chiarire e sviluppare i concetti relativi alle “thinking machines”, su cui già si lavorava.

Oggi è abbastanza condiviso che il concetto di I.A. si associa a quel ramo dell’informatica che si occupa della capacità di una macchina di imitare comportamenti umani intelligenti, come possono essere la percezione visiva, il riconoscimento vocale, il processo decisionale, la traduzione tra le lingue.

Guardando alle aziende del settore finanziario, gli investimenti in tale settore stanno portando a cambiamenti in almeno due direzioni:

  • da un lato creando valore aggiunto nelle organizzazioni aziendali e nel disegno dei processi;
  • dall’altro introducendo innovazioni significative per la clientela, in termini di prodotti e servizi.

I principali trend in atto

Tra le maggiori tendenze del prossimo futuro, un trend significato è dato dall’aumento di dispositivi e strumenti tecnologici che integrano tecnologie cognitive.

Ad esempio, siamo già abituati a vedere chatbots e assistenti virtuali, nelle nostre pagine web del conto corrente. L’evoluzione di questi strumenti vede la progressiva sostituzione delle persone reali che rispondevano alle richieste dei clienti con dei veri e propri meccanismi di “aiuto virtuale”.

Le capacità degli agenti virtuali saranno sempre maggiori: non solo saranno in grado di rispondere a delle domande, ma potranno interagire con altri strumenti tecnologici per effettuare attività come eseguire pagamenti o suggerire prodotti di investimento.

Inoltre, sviluppi nella elaborazione del linguaggio – affinché risulti quanto più naturale possibile – stanno riducendo le barriere tra assistenti virtuali e persone; così come gli sviluppi nei meccanismi di riconoscimento vocale e di automazione, già disponibili da tempo.

Si sta poi investendo nell’utilizzo dei dati biometrici, come l’impronta digitale e il riconoscimento facciale negli smartphone, al fine di integrarli maggiormente nelle tecnologie di tutti i giorni, aumentando la sicurezza.

Ancora, attraverso l’apprendimento automatico e l’analisi massiva di dati, le possibilità dell’I.A. diventano sempre più estese, arrivando a supportare l’analisi e la risoluzione di problematiche gestionali e migliorando i processi aziendali. Ciò è particolarmente utile in aziende molto grandi, dove potrebbe essere particolarmente complesso raccogliere tutte le informazioni necessarie su processi e attività di business al fine di individuare root causes e soluzioni. Alcuni individuano anche potenziali significativi per migliorare l’efficienza degli stock e aiutare le aziende a semplificare le loro funzioni di operation.

Obiettivi della Commissione Europea

La Commissione Europea si sta impegnando a investire fino a 1,5 miliardi nel programma Horizon per il periodo 2018-2020. A questa cifra si aggiungono gli investimenti di alcuni Paesi che già avevano anticipato la necessità di puntare su questo settore, oltre a 2,5 miliardi già stanziati per partnership pubblico-private, ad esempio nell’ambito dei big data e della robotica.

Secondo alcuni dati forniti, dal 2011 l’AI ha già creato 1,8 milioni di posti di lavoro e cresce al ritmo del 5%. Uno degli ambiti di maggiore attenzione della Commissione sarà quello della formazione e dell’occupazione, con il timore che le posizioni che andranno a crearsi restino vacanti per mancanza di competenze specifiche.