Le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali in Italia sono 364, con più di 4.400 sportelli (il 14,6% del totale sportelli bancari). La quota di capitalizzazione è significativa (il CET1 medio è al 16,3%, versus il 12,3% delle altre Banche) e la quota di mercato in termini di impieghi pari al 7,2 (fonte: creditocooperativo.it).

Nate alla fine del 1800 e regolamentate nel TUB del 1993, che ha consentito alle BCC di offrire tutti i servizi e i prodotti finanziari delle altre banche ed eliminati i precedenti limiti di operatività, hanno sempre avuto come principio base il fatto che il patrimonio è, per definizione, di proprietà dei soci, cui il credito è erogato in via prioritaria. Ne consegue che gli obiettivi di utilità sociale sono prevalenti rispetto a scopi di profitto, essendo la redditività uno strumento e non l’obiettivo dell’attività.

Riforma delle Banche di Credito Cooperativo: in cosa consiste

A distanza di più di 130 anni, il Decreto Legge n° 18 del 14 febbraio 2016 (“Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio”) pone le basi per un percorso di riforma del Credito Cooperativo.

Questo si inserisce nel quadro complessivo di riforma del sistema bancario nazionale, che ha visto anche la modifica delle Banche Popolari, approvata all’inizio dello scorso anno, e l’autoriforma delle Fondazioni di origine bancaria.

Adesione a un Gruppo Bancario Cooperativo

Il Decreto prevede che non è possibile ottenere l’iscrizione nell’albo delle società cooperative se la società non aderisce ad un Gruppo Bancario Cooperativo. Questo deve essere una società capogruppo costituita in forma di SPA, con un requisito minimo di patrimonio di un miliardo di euro e il requisito che il capitale sia detenuto in misura maggioritaria dalle banche di credito cooperativo.

Il Gruppo esercita attività di direzione e coordinamento, rispettando le finalità mutualistiche dei suoi soci; individua e attua gli indirizzi strategici e gli obiettivi operativi, proporzionati alla rischiosità delle banche aderenti; assicura controlli sul rispetto dei principi contabili internazionali, dei requisiti prudenziali  e delle altre disposizioni in materia bancaria e finanziaria.

Garanzia in solido delle obbligazioni

Viene ancora introdotta la garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle altre banche aderenti, nel rispetto della disciplina prudenziale dei gruppi bancari.

Esclusione per gravi violazioni

È prevista la possibilità per il Gruppo di escludere una banca dal gruppo in caso di gravi violazioni degli obblighi previsti dal contratto di adesione o di applicare misure sanzionatorie, proporzionate alla gravità della violazione. Si mantiene in capo alla Banca d’Italia il potere di approvare l’adesione, il rigetto delle richieste di adesione e l’esclusione di una banca di  credito cooperativo dal Gruppo.

Trasformazione in SPA

Si inserisce poi la possibilità, in caso di esclusione dal gruppo bancario cooperativo, che una banca di credito cooperativo – previa autorizzazione di Banca d’Italia e avendo riguardo alla sana e prudente gestione – possa deliberare la propria trasformazione in SPA oppure la liquidazione.

Devoluzione del patrimonio in caso di fusione e trasformazione

Infine, in caso di fusione e trasformazione, oppure di cessione di rapporti giuridici in blocco e scissione da cui risulti una banca costituita in forma di SPA, restano fermi gli effetti di devoluzione del patrimonio stabiliti dall’articolo 17 della legge 23 dicembre 2000 (*), n. 388 a meno che la banca di credito cooperativo che effettua le operazioni abbia un patrimonio netto (con riferimento al  periodo precedente) superiore a duecento milioni di euro. In tal caso, le riserve sono affrancate, corrispondendo all’erario un’imposta straordinaria pari al 20% della loro consistenza.

Note

(*) (Interpretazione autentica sull’inderogabilità delle clausole mutualistiche da parte delle società cooperative e loro consorzi) 1. Le disposizioni di cui all’articolo 26 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, ratificato, con modificazioni dalla legge 2 aprile 1951, n. 302, all’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e all’articolo 11, comma 5, della legge 31 gennaio 1992, n. 59, si interpretano nel senso che la soppressione da parte di società cooperative o loro consorzi delle clausole di cui al predetto articolo 26 comporta comunque per le stesse l’obbligo di devolvere il patrimonio effettivo in essere alla data della soppressione, dedotti il capitale versato e rivalutato ed i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici di cui al citato articolo 11, comma 5. Allo stesso obbligo si intendono soggette le stesse società cooperative e loro consorzi nei casi di fusione e di trasformazione, ove non vietati dalla normativa vigente, in enti diversi dalle cooperative per le quali vigono le clausole di cui al citato articolo 26, nonché in caso di decadenza dai benefici fiscali.