Dal 1° Gennaio 2017 entreranno in vigore le Disposizioni in materia di raccolta del risparmio da parte dei soggetti diversi dalle banche.

Il Crowdfunding è una delle espressioni più moderne della finanza alternativa, in grado di conciliare fenomeni diversi quali: etica, innovazione tecnologica, esperienza social. Il Crowdfunding è, infatti, uno strumento partecipativo trasparente che utilizza il web quale strumento di raccolta per finanziare progetti sociali, prodotti o attività economiche attraverso il contributo di vari partecipanti.

Una forma specifica di Crowdfunding è il Social Lending. Si tratta di una vera e propria forma di finanziamento che offre la possibilità di realizzare prestiti tra privati (con la corresponsione di interessi per i privati finanziatori) attraverso piattaforme on-line. L’incontro tra prenditori e finanziatori è facilitato dalla piattaforma che aggrega e fornisce un matching tra domanda e offerta.

Si tratta di un fenomeno che si inserisce nell’ambito della c.d. disintermediazione del settore bancario e finanziario.

L’ordinamento giuridico italiano e le nuove Disposizioni di Banca d’Italia

Da un punto di vista della disciplina civilistica, all’interno del nostro ordinamento giuridico, il fenomeno del Social Lending trova, certamente, un riferimento normativo all’interno dell’art. 1813 c.c. che disciplina il contratto di mutuo, definendolo come “il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità” e all’interno dell’art. 1815 c.c. disciplinante la corresponsione degli nel contratto di mutuo interessi.

Posto che il Social Lending potrebbe configurarsi come raccolta di risparmio tra il pubblico, attività riservata alle banche ai sensi dell’art. 11 del Testo Unico Bancario e della Deliberazione del CICR del 19 luglio 2005, Banca d’Italia, il 9 Novembre 2016, ha deciso di intervenire per disciplinare tale fenomeno, emanando le Disposizioni in materia di raccolta del risparmio da parte dei soggetti diversi dalle banche. Tali Disposizioni, che entreranno in vigore dal 1° Gennaio 2017, alla Sezione IX forniscono indicazioni sui limiti entro i quali l’attività di Social Lending possa essere svolta senza sfociare nella raccolta di risparmio al pubblico.

In particolare, il primo punto delle Disposizioni riguarda la titolarità dei fondi dei prestatori che deve essere gestita tramite conti separati rispetto a quelli dei gestori delle piattaforme, in modo da non effettuare un vero e proprio passaggio delle disponibilità in capo a questi ultimi.

Le società che gestiscono piattaforme di Social Lending, quindi, dovranno creare conti di pagamento per la ricezione e movimentazione dei fondi dei prestatori, così come previsto dall’art. 12, comma 2-ter del TUB.

Questa disposizione prevede, inoltre, l’esclusione dell’applicabilità della normativa relativa alla raccolta del risparmio tra il pubblico, ai conti di pagamento utilizzati per la prestazione dei servizi di pagamento.

Questa eccezione, richiederà, pertanto, ai gestori delle piattaforme di Social Lending di ottenere l’autorizzazione per poter operare in qualità di:

·  istituti di pagamento;

·  istituti di moneta elettronica;

·  intermediari finanziari ex art. 106 TUB autorizzati a prestare servizi di pagamento (art. 114 novies TUB).

Il secondo punto delle Disposizioni riguarda, invece, il grado di personalizzazione delle trattative tra prenditori e prestatori di fondi sulle piattaforme.

In particolare, per escludere l’esercizio abusivo della raccolta del risparmio, le piattaforme di Social Lending dovranno assicurare il mantenimento di un livello di personalizzazione nelle transazioni anche attraverso un’adeguata informativa al pubblico.

Limiti ed eventuali sviluppi

La Sezione IX delle Disposizioni, specifica per il Social Lending, si limita a fornire chiarimenti agli operatori sulle condizioni minime da rispettare al fine di non violare la disciplina in materia di raccolta del risparmio tra il pubblico. Tuttavia, tali Disposizioni non trattano l’interposizione di tale istituto con altre forme di business che sono soggette a riserva come l’attività di finanziamento o l’attività bancaria.

Inoltre, al fine di ottenere un quadro normativo il più possibile completo sarebbero necessari ulteriori interventi legislativi in ambiti strettamente legati al Social Lending, quali ad esempio: (i) l’inibizione di pratiche commerciali  o strategie di comunicazione in grado di generare confusione circa il tipo di servizio erogato (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato); (ii) le regole di trasparenza in merito  alle caratteristiche e rischi della tipologia di investimento (Banca d’Italia); (iii) le misure volte a definire sistemi di garanzia per i prestatori di fondi e di sicurezza per la gestione dei dati personali degli utenti.

Un ulteriore esempio di vuoto normativo riguarda le ultime disposizioni previste in tema di vantaggi fiscali dalla Legge di Stabilità con riferimento ai Piani individuali di risparmio (c.d. PIR). I vantaggi fiscali sono, infatti, riservati a PIR che investano in “strumenti finanziari anche non quotati sui mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione”, ovvero per i fondi che investano nei medesimi strumenti. Posto che le piattaforme di Social Lending non trattano strumenti finanziari, la possibilità di godere del vantaggio fiscale potrebbe avvenire solo attraverso la cartolarizzazione dei crediti e l’investimento da parte di un fondo nei titoli derivanti da tale cartolarizzazione.

Alla luce dell’attuale disciplina in materia di Social Lending, emerge la difficoltà per gli operatori del settore di riuscire a coniugare gli sviluppi strategici e i vantaggi competitivi di tale strumento innovativo, con una disciplina ancora incompleta e per certi versi lacunosa. Sicuramente il Provvedimento di Banca d’Italia rappresenta un primo passo per fare chiarezza.

Nel frattempo diverse realtà italiane si stanno aprendo al settore al settore del Social Lending, quali: Borsadelcredito.it, Smartika, Credimi, Cashme, Prestiamoci, younited credit, workinvoce.it, Soisy e Instapartners.

Ad oggi l’ammontare dei finanziamenti erogati tramite tale strumento di raccolta è ancora molto basso, circa 23 milioni di euro, rispetto al  mercato US e UK. Ad esempio nel mercato US i primi 5 player operanti nel settore del Social Lending  hanno erogato 25 miliardi di dollari solo nel 2015.

Tuttavia,il potenziale italiano c’è tutto e ben presto si esprimerà con i suoi 25 miliardi di prestiti personali pronti a riversarsi nel più pratico e veloce mondo del Social Lending.

Link: Articolo originale (a cura di Comply Consulting )