A cura dell’Avvocato Guido Sola

Impresa è sinonimo d’organizzazione; dell’organizzazione di persone e mezzi che d’ogni singola impresa costituiscono e costruiscono il business. Per variare le performance aziendali, ad esempio, si possono assegnare più risorse-persone a specifiche funzioni aziendali ovvero riprogrammare i turni di lavoro ovvero modificare i layout produttivi, etc.

Sono decisioni; decisioni che, incidendo sull’organizzazione, incidono sul business e vanno a migliorare/peggiorare gli affari a seconda della consapevolezza che è posta a fondamento delle stesse.

Ma proprio questo è il punto: nel mondo d’oggi, decidere non è né semplice né immediato.

Soprattutto nel mondo d’oggi, infatti, decidere significa innanzitutto valutare; valutare prima di decidere. E, per poter valutare, è necessario acquisire informazioni; tutte le informazioni necessarie: solo così sarà possibile strutturare correttamente l’organizzazione aziendale affinché la stessa rappresenti davvero il motore del proprio business.

D’un business capace d’espandersi, d’evolversi e – perché no? – di  resistere anche in tempi di crisi.

Ma occorre essere consapevoli; consapevoli del fatto che tutto ciò che incide sull’organizzazione aziendale rappresenta, per questo solo, la classica arma a doppio taglio: se usata correttamente, può imprimere slancio all’impresa; se usata scorrettamente, la può deprimere.

 

Il concetto di compliance adattiva

È qui – esattamente qui – che s’inserisce il concetto di compliance adattiva.

C’è stato un tempo nel quale compliance significava esclusivamente burocrazia; c’è stato un tempo, insomma, nel quale compliance era sinonimo di cappio di Stato per l’imprenditore.

Ma compliance non è – e non può più essere – questo.

Compliance, per converso, può – e deve – essere la nuova chiave di lettura della propria organizzazione: essa deve rappresentare il momento nel quale vengono collazionate tutte le informazioni che riguardano la stessa; e, soprattutto, deve rappresentare il momento nel quale ne vengono analizzati i rischi – che, per poter infine essere contenuti, devono previamente essere conosciuti e studiati –.

In quest’ottica, insomma, la compliance deve diventare un momento; il momento nel quale si fa il punto sulla propria organizzazione, si controlla ciò che è “sfuggito” e, soprattutto, si verifica ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato per cambiare ciò che deve essere cambiato prima che sia troppo tardi.

Si prenda, a mero titolo d’esempio, il d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (c.d. Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro): per lungo tempo, esso è stato visto unicamente alla stregua della fonte primaria in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; per lungo tempo, insomma, lo s’è considerato unicamente alla stregua d’uno strumento statico.

Ma, visto in chiave dinamica, esso rappresenta anche e soprattutto uno strumento d’analisi e di governo del rischio su basi scientifiche che consente di familiarizzare con il concetto di calcolo del rischio correlato all’impresa attraverso meccanismi che, opportunamente rimodulati, possono essere esportati nell’ambito di tutti i settori propri d’ogni attività.

Si consideri, in proposito, il Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione pubblicato, in data 23 aprile 2020, dall’INAIL.

È questo, un documento che, pur essendo pensato per il Governo – in vista, più precisamente, delle analisi tecnico-scientifiche prodromiche alla c.d. “Fase-2” –, rappresenta un icastico esempio delle ragioni per le quali, nel mondo d’oggi, la compliance può – e deve – essere sempre più strumento attraverso il quale (ri)fare il proprio business.

Leggendo con attenzione l’anzidetto documento, si nota immediatamente che l’analisi tecnica posta in essere dall’INAIL in quella sede è costruita a partire dalla stessa, identica, matrice di rischio ricavabile dal d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 opportunamente ri-modulata sull’emergenza Covid-19:

(P)robabilità x (D)anno = (R)ischio,

infatti, nell’ottica dell’INAIL, diventa

(E)sposizione x (P)rossimità = (R)ischio (di contagio),

con fattore d’aggravamento (A)ggregazione necessario per poter inserire nel calcolo le tipicità proprie d’ogni singolo settore d’attività.

Così ragionando, in altre parole, l’INAIL ha potuto elaborare linee programmatiche d’indirizzo che, nel ribadire gli (ovvi) obblighi di dotare i lavoratori di specifici dispositivi individuali di protezione e d’integrare il documento di valutazione dei rischi ricomprendendovi altresì il rischio di contagio da virus Covid-19, vanno a costituire la base sulla quale gli imprenditori sono oggi chiamati a ragionare in vista della ri-apertura delle proprie aziende.

E ciò non perché le anzidette linee programmatiche discendano dalla legge – è così; ma non è questo il punto –, ma perché le stesse “funzionano”; “funzionano” perché tratteggiano un modello d’organizzazione a beneficio degli imprenditori.

Consentono, in altre parole, di condurre l’analisi dell’effettiva organizzazione aziendale e di ri-partire dalla stessa in vista, come si diceva, dell’espansione e dell’evoluzione del proprio business.

Nella stessa ottica, per quel che qui importa, andrebbero “letti” anche i modelli organizzativi e gestionali ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, siccome strumenti a loro volta in grado di mettere le aziende nella condizione di (ri)fare business.

 

Il vantaggio di modelli organizzativi gestionali

È innegabile, infatti, che le aziende che già abbiano adottato e attuato modelli organizzativi e gestionali ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 si trovino oggi in posizione di netto vantaggio rispetto alla concorrenza, rappresentando gli anzidetti modelli anche  e soprattutto modelli di previsione, di monitoraggio, di controllo, nonché d’informazione – e di formazione – in punto di rischi derivanti dall’organizzazione aziendale; rappresentando gli anzidetti modelli, insomma, strumenti capaci di restituire agli imprenditori un complesso di strumenti atti ad implementare, rapidamente e secondo  percorsi strutturati e costantemente monitorati, l’organizzazione aziendale.

In quest’ottica, un modello organizzativo e gestionale ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, concretamente operativo e “sartorialmente” tagliato sulla propria azienda, può certamente consentire all’imprenditore di battere tracciati aziendali sicuri e “sperimentati” che gli permettano altresì di fronteggiare, prima e meglio,  qualsivoglia evento imprevisto, ivi compresa la presente emergenza Covid-19.

Diciamolo chiaramente: il Coronavirus ha rappresentato e rappresenta una vera e propria tragedia – sanitaria ed economica – capace d’ammantare il domani d’incertezza; ma chi riuscirà a trasformare la risposta all’anzidetta incertezza in ri-organizzazione aziendale costruita a partire da logiche corrette e, soprattutto, moderne, avrà saputo trasformare lo straordinario in ordinario.

E potrà certamente tornare a (ri)fare business.

Guido Sola

Guido Sola

Avvocato

Guido Sola è avvocato in Modena ed esperto di modelli di organizzazione e gestione, patrocinante in Cassazione. Si è laureato in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Scienze Penalistiche presso l’Università degli studi di Trieste. È stato professore a contratto dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Assegnista di Ricerca presso l’Università degli studi di Roma-La Sapienza. Cultore della materia (diritto processuale penale), ha all’attivo numerose pubblicazioni in materia di diritto processuale penale e di modelli organizzativi e gestionali ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, partecipazioni a seminari di formazione, lezioni e convegni in qualità di relatore.