Pubblicazioni scientifiche nell’epoca del COVID

Un recente articolo del World Economic Forum fa notare come molte decisioni politiche, assunte in questi giorni per far fronte alla diffusione del virus chiamato COVID-19, si basino su studi e lavori accademici che difficilmente possono avere seguito le prassi di revisione che normalmente precedono la pubblicazione di contenuti scientifici.

L’articolo ci offre un interessante spunto di riflessione per ragionare su come, in situazioni di emergenza come quella in corso, la velocità di comprensione della crisi sanitaria abbia un impatto chiave sulle strategie politiche che vengono messe in atto e sui conseguenti impatti economici e sociali. Ma anche come l’attendibilità delle informazioni potrebbe essere inficiata dalla rapidità con cui si rendono pubbliche tali analisi.

Non è un tema di fake news, quanto di correttezza e completezza delle analisi. Si incoraggiano infatti le “pre-stampe”, che, se da un lato sono uno strumento utile al dibattito scientifico e alla collaborazione tra gli scienziati, in questa particolare situazione, sono immediatamente diventate materiale diffuso su social e media.

In altri termini, in queste fasi, il trade-off tra una rapida analisi scientifica, fondamentale se corretta, e potenziali conclusioni non ‘certificate’ o fuorvianti possono non solo seminare il panico, ma soprattutto portare a scelte che peggiorano gli effetti dell’epidemia.

Un’analisi di Reuters mostra come, durante la SARS del 2003, ci sia voluto più di un anno per pubblicare circa la metà del numero degli studi al contrario identificati negli ultimi due mesi, su vari aspetti del COVID-19.

Le incertezze a livello economico

A cascata, i comitati scientifici supportano i governi, utilizzando le informazioni e gli studi a loro disposizione. E sempre a cascata le istituzioni di settore – come nel caso che ci interessa più da vicino, BCE, Consob, IVASS, Banca d’Italia – forniscono linee guida ed emettono regolamenti o disposizioni.

Andrebbero considerati anche fattori etici e culturali, di cui qui non teniamo conto. Ma, indubbiamente, una informazione solida e attendibile sarebbe auspicabile per un’azione coordinata ed efficace di Governi, Istituzioni internazionali, enti di volontariato, imprese.

In questo momento è evidente che tra gli economisti e gli esperti si è diffuso un forte consenso sul fatto che le scelte dei governi di bloccare attività economiche e scambi internazionali e di imporre il distanziamento sociale siano le soluzioni che produrranno il minor danno economico nel medio-lungo termine. Questo si accompagna alla necessità, però, che i Governi siano capaci di estendere gli interventi di sostegno sociale, economico, sul fronte dell’assistenza medica e dell’impegno per la produzione di un vaccino, reggendo al tempo stesso alla contrazione del gettito fiscale e del PIL derivante dallo stato di crisi.

La presenza di molte dubbie variabili fa sì che anche gli approfondimenti economici che si moltiplicano sul tema hanno forme di analisi “stilizzate”, semplificate, magari basate su survey, e ipotizzano scenari di PIL, consumi, costi molto diversi tra di loro.

Tutto questo lascia ancora troppi margini di incertezza nelle valutazioni e nelle scelte delle aziende.

Assi di cambiamento per le imprese

Possiamo immaginare più livelli su cui le imprese finanziarie devono valutare gli impatti della attuale crisi:

  • Come consumi e comportamenti dei clienti impatteranno sulla produzione e sui risultati economici;
  • Come le scelte del Governo centrale e delle Istituzioni internazionali andranno a modificare le scelte strategiche ed operative delle singole imprese;
  • Come la gestione del rischio di contagio vada ad impattare sull’organizzazione interna in termini di processi, controlli, gestione del personale, operatività, sicurezza dei dati, rapporti con fornitori e molto altro;
  • Come identificare, valutare ed implementare nel continuo tutti gli aggiornamenti normativi e regolamentari legati alla crisi, con implicazioni dirette ed indirette sul business;
  • Come l’informativa formale venga impattata da informazioni rilevanti sulla diffusione del virus e come selezionare fonti attendibili su cui basare le proprie analisi ed il proprio reporting;
  • Come e se la comunicazione interna ed esterna dell’azienda debba essere modificata sulla base della particolare situazione di crisi (a titolo esemplificativo, con le istituzioni, i sindacati, i lavoratori, i social, verso i mercati);
  • Come si modificano gli impatti ed i rischi legali, soprattutto per aziende multinazionali, con presenza in più Paesi, dove le tempistiche della diffusione e le risposte legali possono essere anche molto differenti.

Il Modello 231 e attivazione dell’ODV

La pandemia in corso ha conseguenze anche sull’attività degli Odv ex D.Lgs 231/2001 perché chiamati a vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei Modelli adottati dalle imprese e soprattutto sul primario rischio di contagio da COVID 19 in occasione di lavoro, con riflessi sui rischi biologici ad esso collegati, che merita un’analisi approfondita sulle misure di DPI e dell’applicazione ai sensi del D.Lgs 81/2008.

Per sé, l’emergenza COVID-19 non implica un aggiornamento del Modello 231.

In ogni caso, i rischi indiretti (qui di seguito se ne dà conto in un breve elenco) devono già essere mappati, e l’emergenza COVID-19 può essere vista semplicemente come uno stress test estremo per la tenuta del modello.

A tal proposito, si prenda a riferimento il paper dell’Associazione dei Componenti degli Organismi di Vigilanza 231/2001 AODV231. I rischi indiretti associati sono legati:

  • allo smart working o telelavoro, poiché l’incremento dello strumento informatico può creare occasione di commissione degli illeciti in materia di criminalità informatica (art. 24 bis del Decreto 231);
  • ai rapporti con le Pubbliche Autorità in materia di partecipazione a procedure di gara semplificate, prosecuzione dell’attività, accesso agli ammortizzatori sociali, accesso a benefici fiscali (art. 25);
  • all’impatto di una corretta informativa societaria sia per le società non quotate che per le società quotate (artt. 25 ter e 25 sexies);
  • alla necessità che alcune categorie di beni possa comportare il perpetrarsi delle fattispecie di reato in materia di industria e commercio (art. 25 bis1 D.Lgs. 231/01).

Il ruolo dell’Audit

Il lavoro delle funzioni di controllo deve velocemente adeguarsi a tutti questi cambiamenti, fornendo valore aggiunto alle aziende e supportandole in questo periodo di transizione molto delicato.

Sulla base di un sondaggio svolto dall’IIA Audit Executive Center (AEC), che ha esaminato il modo in cui le organizzazioni hanno reagito al COVID-19, emerge un quadro decisamente misto in riferimento al ruolo dell’audit, da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la pandemia.

Mentre la maggior parte dei responsabili dell’audit ha affermato di essere stati coinvolti successivamente nelle risposte delle proprie aziende al Coronavirus, il 37% aggiunge che sarebbe stato opportuno prendere parte al processo di valutazione dei rischi e delle potenziali risposte in modo più tempestivo. Questa percentuale varia tra il 48% per le entità di più piccola dimensione al 23% per le aziende più grandi.

I primi approcci dal punto di vista strategico si sono limitati alla valutazione dell’impatto nel brevissimo periodo ed al reporting ai Board.

I dati sono stati riportati da Richard F. Chambers, Presidente e CEO dell’IIA, che sottolinea anche come sia un’opportunità per l’audit, in questa fase, fornire un supporto nella pianificazione di come le società modelleranno la propria organizzazione, pianificando la fase di recupero e l’accelerazione una volta che la pandemia si sarà attenuata.

Risk monitoring durante il COVID-19

I processi di monitoraggio nel continuo dei rischi, normalmente gestiti dalle funzioni di Risk Management, e/o da funzione specialistiche su determinate tematiche, richiedono un differente approccio nei confronti di limiti e thresholds. Lo stesso reporting e le tempistiche di monitoraggio potrebbero richiedere una revisione.

Elenchiamo alcuni elementi che necessitano particolare attenzione:

  • Lo shock economico può portare ad una maggiore pressione per ciò che concerne i rapporti contrattuali con i fornitori; o esposizioni verso paesi ad alto rischio; un rischio maggiore di instabilità finanziaria dei clienti. Tutto ciò richiede un attento monitoraggio.
  • L’accesso ai servizi critici, forniti in outsourcing, potrebbe subire impatti legati a limitazioni tecniche o fisiche, con livelli di assenza inferiori rispetto agli SLA prefissati.
  • I rischi legati ai key-people, in particolare per dipendenti con competenze specialistiche, qualora non fossero disponibili devono essere considerati con maggiore attenzione.
  • La fornitura di merci per la normale operatività potrebbe subire limitazioni, con impatti soprattutto per l’infrastruttura IT.
  • Lo spostamento di operatività in luoghi alternativi comporta rischi, come ad esempio per la sicurezza dei dati aziendali, che richiedono un’attenta gestione e che potrebbero necessitare di controlli aggiuntivi.
  • Alcuni rischi cui siamo abituati, come perdite operative dovute a frodi o attività di phishing, potrebbero aumentare richiedendo presidi maggiori.
  • Il monitoraggio e l’analisi delle notizie e degli sviluppi economici svolge un ruolo vitale per la continuità aziendale; pertanto, diventa fondamentale identificare fonti di dati affidabili e monitorare la stabilità finanziaria dei fornitori tramite data base ufficiali.
  • Fonti ufficiali dovrebbero essere periodicamente consultate per presidiare il rischio Paese e verificare come variano rischi politici, economici, operativi e di sicurezza emergenti, in tutto il mondo.

Tutto ciò dovrebbe bilanciarsi con lo stress finanziario, le difficoltà operative, la necessità di semplificare e ridisegnare i processi operativi per permettere alle società di focalizzarsi sul servizio al cliente, mantenendo adeguati livelli di servizio.

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