Si parla molto di non performing loans (NPL), una delle priorità della BCE dello scorso anno e del 2017. Il capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, Barbagallo, in un suo intervento del 6 giugno 2017, precisa che: “Per il nostro paese, la situazione è resa più complessa dalla difficile congiuntura economica degli ultimi anni, come era naturale per un’economia nella quale gli enti creditizi rivestono un ruolo cruciale nel processo di intermediazione finanziaria. La conseguenza più evidente è stata l’emersione del problema dei crediti deteriorati (non performing loans, NPL)”.

Ma aggiunge anche che: “si tratta di un fenomeno generalmente sopravvalutato, che va inquadrato correttamente. Ne vanno, a tal fine, approfondite le componenti, tenendo conto di quanta parte sia coperta da rettifiche di valore, dell’incidenza delle sofferenze e di quella delle garanzie, soprattutto di quelle reali. Va poi analizzata la distribuzione del fenomeno tra le banche”.

Non Performing Loans: i principali dati a Marzo del 2016

Cominciamo questa analisi, guardando i dati che erano disponibili lo scorso anno. Il 18 marzo 2016 veniva presentato un briefing dal Parlamento Europeo con un grafico che riportiamo più in basso, che rappresenta l’indicazione dei livelli di non performing loans in Europa, con dati di settembre 2015.

Cosa si poteva dedurre da questo grafico?

La distribuzione tra i Paesi era fortemente disomogenea. I Paesi più virtuosi erano quelli del nord Europa, mentre la fascia sud-orientale, più Portogallo e Irlanda, superavano il 10%. Le percentuali più elevate erano quelle di Grecia e Cipro, dove si raggiungeva un tasso del 50%.

In questo gruppo troviamo l’Italia, con una delle percentuali più elevate, che la poneva al quinto posto dopo il Portogallo.

Secondo Banca d’Italia, le sofferenze complessive hanno oscillato dal 201.883 milioni di euro di gennaio 2016 ed i 198.599 di ottobre, quindi in diminuzione.

Non Performing Loans 2015

Il tasso medio in Europa, dopo una crescita sostenuta e continua dal 2006, cominciava leggermente a decrescere (dal 6.4% del dicembre 2014, al 5.9% di settembre 2015, al 5.4% nel Q2 2016).

Eppure, secondo quanto riportato dalla Banca Mondiale, il livello era ancora di molto più elevato rispetto ad altre economie di Paesi sviluppati. Ad esempio, in USA e Giappone il rapporto dei NPL non raggiungeva il 2%.

Aggiornamento del 2017 sul Non-Performing Loans

A distanza di un anno, l’EBA ha pubblicato il “Risk Dashboard” con dati al Q4 2016, dove si riporta il NPL ratio (calcolato come: Non‐performing loans and advances / Total gross loans and advances) dei Paesi per l’area EU:

Non Performing Loans Ratio Italia

La riduzione media è stata dal 5,6% al 5,1% e la gran parte dei Paesi ha migliorato il proprio ratio.

Alcune eccezioni riguardano Paesi con percentuali davvero molto basse (SE ferma all’1%; NO salita al 1,9%; FI all’1,6%), pertanto non rilevanti.

Cipro ha ridotto la percentuale dal 50% al 44,8%; l’Italia dal 16,9% al 15,3%.

Un andamento differente ha avuto, invece, il ratio del Portogallo, che dal 18,5%, è salito fino al 20,1% del giugno 2016, per poi tornare a scendere appena al 19,5%, a dicembre. Al pari, il non performing loans ratio della Grecia, dal 43,5% ha raggiunto un 47,1% a settembre 2016, ridottosi leggermente in dicembre (45,9%).

La valutazione dell’EBA non è positiva, preoccupata da difficoltà strutturali (come la lentezza dei processi di recovery) e da limiti di mercato (come difficoltà di avere efficienti mercati secondari in NPL, data una mancanza di informazioni sulla qualità dei mutuatari e sul valore delle garanzie): “NPL ratios remain high in the EU and banks only reduce their non‐performing legacy assets at a slow pace. Structural impediments for a faster reduction include slow judiciary‐ and loan recovery processes. Market impediments include shortcomings to establish efficient secondary markets in NPL, with a lack of information on quality of borrowers and value of collateral”.

Come spiega anche l’IMF, i Non performing Loans costituiscono un ostacolo allo sviluppo economico, soprattutto per quei Paesi in cui il livello di finanziamento bancario è particolarmente elevato, come nella zona euro.

Una consultazione pubblica della BCE, con l’obiettivo di definire linee guida sui crediti deteriorati, è stata pubblicata a settembre e chiusa a novembre del 2016. La versione definitiva del documento è disponibile da 20 marzo 2017 e si suddivide in 7 capitoli. Le linee guida si applicano a tutti gli enti creditizi, soggetti all’art. 4, par. 1, del Regolamento (UE) 575/2013 (detto CRR). Sono applicabili a tutte le istituzioni rilevanti (SI), supervisionate direttamente sotto la Single Meccanismo di vigilanza (SSM), comprese le loro controllate internazionali.

Sono previsti dei principi di proporzionalità e di materialità: pertanto, i temi della strategia, della governance e delle operazioni dei NPL possono essere maggiormente rilevanti per le banche con elevati livelli di NPL (“banche NPL elevate”) mentre, per soggetti con un livello complessivo relativamente basso, potrebbe essere utile applicare solo alcune parti di tali capitoli. I capitoli 4, 5, 6 e 7 sono, al contrario, applicabili a tutti i SI.

La strategia per il Non Performing Loans

Si raccomanda di stabilire una chiara strategia, allineata al proprio sistema di gestione dei rischi ed al piano industriale; la strategia deve essere attuabile, tempestiva ed efficace, al fine di ridurre i crediti deteriorati. Si richiede di attuare un piano operativo, comprese eventuali modifiche organizzative se necessarie, e di integrarli pienamente nei processi di gestione della banca, con una revisione periodica e un monitoraggio indipendente.

La governance e le operazioni per la risoluzione dei NPL

Si chiede di:

  • approntare adeguate strutture operative e di governance per il recupero dei Non Performing Loans, con un processo decisionale che venga periodicamente rivisto;
  • lo stretto coinvolgimento del management;
  • la creazione di unità specializzate per la risoluzione di issue e problematiche relative ai NPL;
  • la stesura di politiche chiare connesse al recupero degli NPL;
  • l’implementazione di un sistema di controllo interno adeguato;
  • la definizione di early warnings.

Le operazioni per la risoluzione dei NPL possono prevedere attività di breve ed attività di lungo termine.

I forbearance

Il capitolo 5 è dedicato alla definizione di NPL, in quanto non risulta sempre omogenea tra le diverse fonti, ed affronta il collegamento con i principi contabili internazionali, in particolare lo IAS 39 e l’IFRS 9.

La misura delle svalutazioni e dei write-off

  • Come detto anche nella nostra introduzione, il processo di accantonamento svolge un ruolo cruciale nel garantire la sicurezza e la forza del settore bancario; questa constatazione ha guidato iniziative di vigilanza quali le revisioni della qualità dell’attivo (AQRs) e le prove di stress (ST);
  • i principi base per un processo corretto, all’interno delle banche, sono tre:
    • 1. la misura adeguata delle svalutazioni in tutti i portafogli di prestiti attraverso solide metodologie;
    • 2. il tempestivo riconoscimento delle perdite e conseguenti svalutazioni;
    • 3. le procedure, che devono prevedere un significativo miglioramento del numero e della granularità delle informazioni sulla qualità degli asset e sul controllo del rischio di credito.

Il capitolo sette, infine, si focalizza sui processi di valutazione e monitoraggio periodico delle informazioni necessarie ad effettuare una corretta stima dei beni e delle garanzie sottostanti.

Come si vede dagli andamenti del periodo, le soluzioni per la riduzione del livello di non performing loans non possono solo passare attraverso strategie interne e miglioramento del processo di recupero (esclusivamente interno, o tramite outsourcer specializzati) delle banche.

Si deve anche tener conto delle asset management companies, cioè soluzioni di natura pubblica, e delle iniziative di cessione sul mercato, soprattutto quelle che portano i NPL off balance e che spostano il rischio verso nuovi soggetti, come fondi privati e veicoli ad hoc.

Continueremo il nostro viaggio alla scoperta di questi argomenti con nuovi articoli nelle prossime settimane.