Il mondo della pandemia, con il COVID-19 che ancora si espande, rinnova nuovamente l’attenzione sulla necessità di un focus maggiore sui temi climatici, ecologici, sociali.

 

L’etica nell’economia

Gli indirizzi dell’ESG richiamano la necessità che le leadership aziendali si impegnino a migliorare il proprio approccio verso le sfide ambientali, economiche e sociali, in modo critico e tale da consentire un maggiore benessere delle generazioni presenti e future.

Il terreno in cui si sviluppa questo framework è fertile, se pensiamo che l’impatto sociale dell’impresa è un tema lungamente discusso e, in vari modi affrontato negli ultimi due secoli, con un contributo rilevante dato dalla Corporate Social Responsability nella seconda metà del 1900, quando si sviluppa il concetto “contratto sociale” tra imprese e società, con implicazioni che portano le aziende a cercare il consenso pubblico e contribuire ai bisogni della collettività.

In parallelo si sviluppa anche lo strumento del microcredito, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, e i concetti di finanza etica o finanza sostenibile. Fino a progressivi interventi per favorire la creazione di un “rating sociale”, con strumenti che permettessero di confrontare i comportamenti di ciascuna azienda tramite determinati standard.

È quasi ovvio concludere che questi movimenti ideologici hanno contribuito a un miglioramento del rapporto tra l’impresa e il contesto circostante, ma non sono stati determinanti, vedendo i trend del livello di inquinamento e dello sfruttamento delle risorse. Da qui origina l’intervento e il piano politico europeo che, attraverso regole e destinazione di risorse finanziarie, dovrebbe indirizzare maggiormente le scelte della finanza e dell’economia nei prossimi anni.

Molti investitori hanno accolto positivamente l’approccio e cominciato ad applicare in modo proattivo politiche che tengano conto di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG), tramite investimenti gestiti in modo alternativo.

 

Andamento dei volumi

Da alcuni dati disponibili, le attività di investimento in ESG negli USA sarebbero arrivate a $ 12 trilioni di dollari, + 38% rispetto al 2016. Gran parte di questa crescita sarebbe legata agli asset under management (11,6).

Il problema principale che devono affrontare gli asset manager e gli investitori istituzionali sono i cambiamenti climatici e le emissioni di carbonio. Per tale ragione, dal 2016 al 2018, negli USA sono state depositate varie risoluzioni da 165 investitori istituzionali e 54 gestori (con circa $ 1,8 trilioni di asset in gestione) su questioni ESG, come riportato in un documento del US SIF (Forum for Sustainable and Responsible Investment).

La Global Sustainable Investment Alliance (GSIA) riporta dati più globali sugli investimenti sostenibili, che in Europa, Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda avrebbero raggiunto i 30,7 trilioni di dollari nel 2018, con un aumento del 34% rispetto al 2016 (per lo più distribuiti tra USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda).

 

Impulsi positivi dall’immediato passato

Alcuni aspetti hanno mostrato un impatto positivo, incentivando il trend di crescita in questi ultimi anni, quali:

  • l’influenza che lo sviluppo di certificazioni, rating ESG, o reportistica “sostenibile” di aziende maggiormente proattive possono avere sulle scelte dei competitor;
  • le pressioni e le comunicazioni dei regolatori ed i continui contributi per standardizzare e rafforzare le politiche e gli standard ESG;
  • l’aumento di dati ed informazioni su temi di ecologia dal punto di vista qualitativo e quantitativo;
  • l’evidenza che un buon numero di stakeholders ed azionisti ha una posizione attiva verso queste tematiche, esercitando pressione all’interno dei Board;
  • lo sviluppo di alcuni standard tailorizzati per settore o Paese;
  • l’aumento di strumenti di incentivazione, dai contributi o finanziamenti privilegiati dei Governi a strumenti interni delle aziende, come la previsione di bonus collegati al raggiungimento di obiettivi ESG.

Il COVID-19 può rilanciare il dibattito

Non tutti forse sarebbero d’accordo con questa affermazione. Il blocco dell’economia e il crollo dei mercati legati alla diffusione del virus hanno messo a dura prova la sostenibilità economica dei Paesi e la capacità delle aziende di sostenere la propria sopravvivenza.

È vero che si sono verificati, inconsapevolmente, alcuni effetti dovuti alla pandemia che di fatto possono essere letti come sociali, etici, ecologici:

  • l’importanza che sta assumendo in questi giorni l’attenzione alle politiche per la salute e la sicurezza di dipendenti, fornitori, clienti;
  • la prudenza nelle scelte finanziarie, ad esempio, in termini di retribuzioni;
  • l’inevitabile riduzione delle emissioni inquinanti, con soluzioni alternative di produzione e di lavoro ne sono alcuni esempi.

Non è ovviamente così scontato che nei prossimi tempi, con le difficoltà della crisi economica e finanziaria, non si vada a trascurare elementi di sostenibilità a favore della sopravvivenza. Ad esempio, il calo del prezzo del petrolio potrebbe penalizzare investimenti nell’energia rinnovabile; oppure, un minore fatturato, dovuto a minori esportazioni, porterebbe ad incremento dei licenziamenti o a forme di lavoro meno protette.

Anche il FT affronta l’argomento, partendo dalla domanda se ci possiamo permettere di affrontare la crisi Covid-19 e i cambiamenti climatici allo stesso tempo. La risposta parte dal presupposto che la pandemia ha (anche) insegnato che nella gestione dei rischi ad alta probabilità e alto impatto devono essere gestiti in modo tempestivo perché il ritardo diventa troppo costoso.

D’altro canto, governi e banche centrali stanno cercando di stanziare risorse per permettere ai propri sistemi economici di sopravvivere. Non è escluso che, nei prossimi mesi, per rispettare gli obiettivi che l’Europa si è posta in ottica di clima ed energia nel 2030, punterà ad interventi che coniughino stimolo economico e sviluppo sociale e ambientale.

Oltre a ciò, si può ipotizzare quanto segue (indipendentemente da indirizzi e decisioni dei Governi):

  • forti pressioni dei social, dei media, dei consumatori nei confronti di aziende che non dovessero adeguatamente prendersi cura di dipendenti, fornitori, clienti;
  • le aziende che adottano una cultura del lavoro flessibile dimostrano di essere più resistenti e subire meno perdite in termini di produttività;
  • il rispetto di comportamenti corretti aiuta a preservare e rafforzare le relazioni con clienti e fornitori nel lungo periodo;
  • molte aziende si impegnano comunque in attività filantropiche per aiutare le comunità più colpite e sostenere le spese sanitarie, con vantaggi di immagine che potrebbero essere ‘copiati’ dai concorrenti;
  • è possibile che le politiche relative a viaggi ed eventi rimangano più stringenti anche nei prossimi mesi, per contenere i costi;
  • molte aziende non raggiungeranno gli obiettivi previsti dai budget dello scorso anno, con conseguenze significative sul compenso dei dirigenti e sulla distribuzione di dividendi; è possibile che forme nuove di incentivazione salariale saranno sviluppate, per premiare i manager che sono maggiormente in grado di gestire e rispondere alla crisi.

Non da ultimo, fermo restando un dibattito ancora aperto sull’effettivo profitto che possa essere tratto (soprattutto nel lungo periodo) da un investimento sostenibile e sui costi di gestione da sostenere, sembra che “i titoli delle società più inclini ad adottare modelli di business sostenibili abbiano migliori possibilità di performare in fase di crisi” ed abbiano ottenuto migliori performance in questo periodo. Sulla base di un confronto su 2.600 aziende, si è visto che, a partire da inizio anno e fino al 23 marzo, “le obbligazioni di aziende con rating A hanno retto meglio il peso dei ribassi, restituendo il -9,23%, contro una media del -17,14% per le società con rating C ed un -13,16% per le società con rating B”.

 

Per un approfondimento, si vedano anche i seguenti articoli:

Finanza sostenibile e criteri ESG: environmental, social and governance.

Sulla scia della finanza sostenibile

Un quadro normativo per agevolare gli investimenti sostenibili in Europa